La Regione Lazio ha deciso di dotarsi di un Piano di gestione dell'inquinamento diffuso. E lo ha fatto, oltre che per adempiere a quanto indicato dall'Ispra nel 2017, anche alla luce di quanto avvenuto fra Ardea e Pomezia nel 2016, quando è stata individuata una vasta contaminazione delle acque presenti nel sottosuolo e, soprattutto, nel campo pozzi della Laurentina, da cui viene attinta la risorsa idrica che finisce nelle case delle due città.

La storia
Come accennato, tutto ha inizio quando viene scoperta la contaminazione delle acque sotterranee di Ardea, Pomezia e Roma, a causa della presenza di sostanze clorurate di origine non naturale: si trattava di tetracloroetilene e tricloroetilene. La loro presenza nei pozzi della Laurentina è stata subito affrontata con la miscelazione dell'acqua che è stata quindi distribuita in modo «assolutamente conforme ai requisiti normativi della potabilità». Da quel momento, però, è stato anche istituito un tavolo tecnico permanente - composto, fra gli altri, dalla Regione, dai Comuni di Ardea e Pomezia, dalla Asl, dalla ex Provincia e dall'Acea Ato 2 - per studiare un piano di lavoro utile a fronteggiare l'emergenza. Nel corso di questi anni, l'equipe ha elaborato un piano a due fasi: la prima riguardante l'analisi dei dati per una messa in sicurezza dei siti inquinati a stretto giro di posta; la seconda inerente un piano di lungo periodo per la prevenzione e il controllo del campo pozzi sulla Laurentina.

L'azione centrale
In tale frangente, poi, è emerso che la contaminazione non era certo di breve periodo, ma risaliva ad almeno quindici anni prima ed era stata causata - molto probabilmente - dallo smaltimento illecito di sostanze clorurate direttamente nel sottosuolo e, forse, anche da più punti contemporaneamente. Le cause, però, a tutt'oggi restano sconosciute.

Di conseguenza, la Regione Lazio, sulla scorta di questa situazione e considerato l'incremento di fenomeni di inquinamento diffuso, ha ritenuto indispensabile pensare a una «gestione unitaria e coordinata» dell'emergenza, al fine di stabilire azioni e interventi utili a superare l'inquinamento. In più, è fondamentale anche l'attivazione di particolari tecniche di indagine per capire bene la tipologia dei contaminanti, la concentrazione degli inquinanti, le caratteristiche dell'area di interesse e l'estensione della contaminazione.
Tutto questo potrà essere messo in atto grazie al Piano regionale che ora dovrà essere predisposto dal direttore della Direzione regionale Politiche ambientali e Ciclo dei rifiuti.