L'impianto accusatorio ha retto. Restano in carcere i ladri seriali, arrestati nei giorni scorsi dalla polizia, nell'ambito di una inchiesta dove viene contestata anche l'associazione per delinquere finalizzata ai colpi a ripetizione in esercizi commerciali. Nei giorni scorsi era stato presentato ricorso al Tribunale del Riesame da parte del collegio difensivo, avverso l'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Giorgia Castriota nei confronti di dieci persone di origine romena. Alla fine i magistrati romani hanno rigettato la richiesta relativa alle esigenze cautelari e questo rappresenta un punto fermo nell'inchiesta coordinata dal pubblico ministero Marco Giancristofaro.
Dalle indagini della polizia è emerso che la banda era molto assortita e non lasciava nulla al caso. I ladri avevano anche dei soprannomi: dal «Pazzo» a «Piccolo Pony», e tra i furti che hanno commesso ci sono anche alcuni raid rilevanti, tra cui quello al Conad di Sezze il cui bottino era stato di 31mila euro. I raid avevano interessato oltre che la provincia di Latina, anche le province di Roma e Frosinone. In tutto erano state sette le misure restrittive che erano state notificate, tra cui anche una ad una donna, compagna di uno degli arrestati. «L'azione criminale non è da relegare a più fatti occasionali ma rientra sicuramente in una attività criminosa ben consolidata. Una caratteristica struttura piramidale, sinonimo della classica associazione», era stato l'approccio del gip in un passaggio dell'ordinanza cautelare.
Una prospettazione che è stata accolta dal Riesame e che rappresenta un punto fermo nell'inchiesta.