Il magistrato che aveva indagato sul caso Lollo si ritrova indagato adesso per le accuse di abuso d'ufficio e rivelazione di segreto d'ufficio. A finire su un fascicolo aperto a Firenze con un'inchiesta chiusa nei giorni scorsi, è il magistrato Antonella Duchini, all'epoca dello scandalo dei fallimenti pilotati in Tribunale a Latina, ricopriva l'incarico di Procuratore Aggiunto a Perugia e aveva coordinato tutta l'inchiesta che il 21 marzo del 2015 nell'ufficio giudiziario di piazza Bruno Buozzi aveva avuto l'effetto di un terremoto con arresti di professionisti, imprenditori e anche dell'ex giudice della sezione fallimentare di Latina.  Nei giorni scorsi la Procura di Firenze, competente per i reati commessi dai magistrati della Procura di Perugia, ha notificato l'avviso di conclusione indagini agli indagati tra anche imprenditori ed esponenti delle forze dell'ordine. Il magistrato che aveva seguito tutta l'evoluzione dell'inchiesta di Latina e che aveva partecipato anche all'incidente probatorio, deve rispondere dei reati di abuso d'ufficio e rivelazione di segreto d'ufficio.  Secondo quanto ipotizzato tra il 2016 e il 2017, il magistrato Duchini incaricato delle indagini su un procedimento penale che riguardava un imprenditore ha violato i doveri inerenti le proprie funzioni e rivelava notizie sottoposte a segreto e comunicava con un suo tramite delle notizie relative alla tempistica del compimento di atti di indagine del procedimento (con particolare riferimento alle annotazioni di polizia giudiziaria e alla consulenza tecnica disposta dal pm) e faceva visionare ai carabinieri atti di indagine. E inoltre sempre secondo il castello accusatorio, avrebbe rivelato delle notizie in merito ad una imminente adozione, da parte sua, di un decreto di sequestro preventivo d'urgenza nei confronti degli indagati (decreto emesso il 28 dicembre 2016) come pure dell'intenzione di avanzare istanza di fallimento di una società.  Ci sono anche le ipotesi di reato che riguardano il peculato e la falsità in merito ad alcune somme di denaro che il magistrato ha liquidato a quattro consulenti della Procura di Perugia incaricati di trascrivere verbali di interrogatorio. Il magistrato molto stimato tra i colleghi ha sempre ribadito con forza tramite i suoi avvocati Nicola Di Mario e Michele Nannarone l'estraneità ai fatti contestati Ogni addebito contestato è privo di fondamento giuridico non avendo mai rivelato a nessuno, in 37 anni di attività, notizie riservate connesse alla propria funzione, né consumato condotte abusive per favorire o danneggiare qualcuno». Avevano spiegato i difensori attraverso una nota quando si era diffusa la notizia. Da Perugia il magistrato era stato trasferito in Corte d'Appello ad Ancona con funzioni giudicanti.