Gli attici abusivi, per il palazzo al civico 60 di via del Lido, a Latina, sono come la punta di un iceberg. I piani sottostanti stanno svelando infatti una lunga serie di spunti investigativi e illeciti piuttosto evidenti, tuttora al vaglio degli inquirenti. Il solo lavoro dell'ufficio tecnico comunale, ha messo in luce pratiche edilizie spregiudicate, che hanno consentito di moltiplicare gli affari per costruttori e finanziatori di un edificio che poggia le fondamenta sul riciclaggio dei fondi neri nascosti nei conti cifrati svizzeri.

Raffrontando i progetti con quanto visto finora nel corso dei sopralluoghi effettuati nei mesi scorsi insieme alla polizia locale, che si occupa dell'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano, i tecnici dell'Ufficio Antiabusivismo hanno riscontrato difformità tanto marcate da rendere quello di via del Lido un caso unico per l'edilizia latinense. Forse mai in questi termini, l'ufficio tecnico del Comune si era ritrovato finora a fare i conti con tanti stratagemmi, tutti insieme, per moltiplicare la superficie residenziale rispetto alla volumetria originale.

L'edificio è stato realizzato una decina di anni fa al posto di una vecchia villa, ma attraverso una serie di stratagemmi messi a punto a cavallo della dichiarazione di fine lavori, i volumi sono stati praticamente raddoppiati rispetto alle cubature di cui il costruttore poteva disporre. In sostanza agli angoli dei tre piani ufficiali, sono stati collocati gli appartamenti, suddivisi da balconi molto ampi, praticamente più grandi delle stesse residenze: la chiusura di quei balconi, ha consentito di moltiplicare le dimensioni delle case, giustificando agli occhi dei clienti le cifre esorbitanti per appartamenti che venivano venduti come residenze di lusso.

Fatto sta che, sulla carta, le case sono molto più piccole rispetto a quelle che i condomini si ritrovano ad abitare tuttora. Calcoli alla mano, stando sempre alle metrature depositate in Comune, è come se gli appartamenti fossero stati pagati intorno ai 10.000 euro al metro quadrato. Cifre giustificabili solo con ampliamenti illeciti e l'aggiunta di superattici, per le case dell'ultimo piano, ricavati appunto trasformando i locali tecnici di servizio, non abitabili secondo il progetto. Ed è proprio qui che si evince la piena consapevolezza di costruttore e progettisti, che hanno realizzato i soffitti dei locali tecnici a una quota superiore, per consentire l'abitabilità che altrimenti non sarebbe possibile con le dimensioni previste per evitare il conteggio di quella volumetria.

L'unicità del caso di via del Lido consiste anche nel fatto che i costi esorbitanti di acquisto sono stati interamente dichiarati, sebbene sulla carta le metrature fossero molto ridotte. Perché in questo caso, a differenza della prassi diffusa comunemente, alcuni dei clienti dovevano giustificare l'impiego di somme importanti, come per il riciclaggio dei fondi neri dirottati dai conti svizzeri attraverso società di comodo italiane. Lo scandalo svelato dall'inchiesta Arpalo.

Sono arrivate le prime sei ordinanze di demolizione per i superattici costruiti abusivamente nei locali tecnici al terzo piano del palazzo al civico 60 di via del Lido, nel centro di Latina. È la conseguenza dell'indagine avviata dalla Polizia Locale, con il coordinamento del sostituto procuratore Giuseppe Miliano, attraverso la consulenza tecnica dell'ufficio Antiabusivismo del Comune di Latina. Proprio sulla base di sopralluoghi e riscontri, l'ufficio tecnico ha redatto le ordinanze di ripristino dei luoghi firmate oggi dal dirigente del Servizio Politiche di Gestione e Assetto del Territorio, Umberto Cappiello.
L'indagine nel suo complesso ha consentito di accertare che al posto di buona parte dei locali tecnici posti all'ultimo piano dell'edificio, vale a dire spazi di servizio non abitabili, erano stati realizzati veri e propri attici attraverso il cambio illecito della destinazione d'uso, ma anche facendo ricorso a ulteriori ampliamenti. Oltretutto i rilievi hanno consentito di scoprire che l'altezza dei locali all'ultimo piano era superiore rispetto ai progetti, proprio per consentire l'abitabilità degli attici a servizio dei piani sottostanti. Ma anche gli appartamenti principali, quelli al piano secondo collegati col tetto da una scala interna, l'ufficio tecnico ha riscontrato irregolarità, come ampliamenti non autorizzati nei balconi.
Tra i destinatari delle sei ordinanze ci sono i proprietari degli immobili, tra i quali professionisti, imprenditori e un imputato dell'inchiesta Arpalo che aveva svelato come i fondi neri portati in Svizzera fossero stati riciclati anche attraverso l'acquisto di appartamenti in via del Lido. Oltre a loro, sono chiamati a rispondere degli abusi anche i titolari della società di costruzioni, riconducibile alla famiglia Corica, oltre a progettisti, direttore dei lavori e i tecnici che hanno firmato i collaudi dichiarando il falso, visto che le opere non erano conformi ai progetti.

di: Andrea Ranaldi