L'esplosione di un cluster nel San Michele Hospital sta portando alla luce alcuni particolari che, riletti a distanza di tempo, assumono l'aspetto di un campanello d'allarme inascoltato. Il 5 marzo il sindacato Snalv Confsal aveva scritto al commissario ad acta e custode giudiziario della Rsa (e alla direzione sanitaria), preoccupato per le condizioni di lavoro degli operatori del centro. «Ci giungono moltissime segnalazioni - scriveva a marzo Monica Tomassetti - circa il ridotto utilizzo di dispositivi per la sicurezza nella struttura, in modo specifico mascherine poco protettive. Per i nuovi ricoveri chiediamo la massima attenzione e l'applicazione delle più rigide norme in materia di riduzione del contagio».

Una missiva alla quale la dirigenza replicò pochi giorni dopo in maniera secca: «Se ha la prove di comportamenti negligenti faccia nomi e cognomi, altrimenti - spiegò - la preghiamo di astenersi da inutili e anonime delazioni». Una corrispondenza avvenuta quando ancora non c'erano casi di positività nella Rsa e che oggi, alla luce di quanto accaduto nelle settimane successive, rischia di assumere un rilievo ben diverso. Anche se bisogna precisare che il 27 marzo e il 3 aprile il San Michele Hospital è stato sottoposto a verifica da parte del competente Dipartimento di Prevenzione della Asl di Latina, il quale non ha riscontrato irregolarità nelle procedure di prevenzione e nei dispositivi di protezione individuale forniti a tutti i dipendenti,

Il sindacato Snalv Confsal ha comunque  continuato a scrivere al commissario, sollecitando la massima attenzione e misure adeguate di sicurezza, sia dopo il primo contagio, sia ieri dopo la comunicazione di positività di 9 pazienti. «Chiediamo serietà nella gestione dell'attuale situazione - scriveva il 5 aprile - che vede un dipendente della struttura positivo al tampone Covid-19. in modo particolare si segnala che gli operatori sono a contatto non solo durante il turno di lavoro, ma anche nell'utilizzo degli spazi comuni, come ad esempio lo spogliatoio, che prescinde l'assegnazione ad un piano e modulo». Mentre ieri Monica Tomassetti ha chiesto di sapere: «quali azioni di prevenzione del contagio sono state prese. L'organizzazione dei turni di lavoro, che vede il personale occupato in tutta la struttura, non consente di classificare il personale con maggiore o minore rischio contagio. Chiediamo quindi di adottare - conclude - tutte le misure utili a prevenire e bloccare la diffusione della contagio. Chiediamo inoltre di informare il personale, con note scritte e firmate, sulle procedure da seguire».