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Capitale del Mare, l'evitabile derby tra Gaeta e Terracina

Dopo l’annuncio della candidatura di Gaeta, anche Terracina avvia il percorso

Capitale del Mare, l'evitabile derby tra Gaeta e Terracina

La corsa al titolo di Capitale Italiana del Mare 2026 rischia di trasformarsi, ancora una volta, in una competizione tutta interna alla provincia di Latina. Dopo l’annuncio ufficiale di Gaeta, che con una delibera della giunta guidata da Cristian Leccese ha avviato formalmente il percorso verso il prestigioso riconoscimento nazionale, anche il Comune di Terracina guidato dal sindaco Francesco Giannetti ha deciso di muoversi nella stessa direzione, aprendo una ricognizione esplorativa per raccogliere manifestazioni di interesse e partner pubblici e privati. Una scelta legittima, sul piano amministrativo. Ma politicamente miope.

Gaeta ha messo sul tavolo una candidatura già strutturata, con un tema identitario forte, una visione culturale e simbolica chiara. Un progetto che punta a raccontare il mare non come semplice attrattore turistico, ma come spazio culturale, storico, ambientale e persino interiore. Una narrazione ampia, che chiama a raccolta l’intero territorio costiero.
L’iniziativa di Terracina arriva dopo, e questo dato temporale non è secondario. Non si tratta solo di una coincidenza, ma di una scelta che riapre una dinamica già vista e che ha prodotto più divisioni che risultati. Era già accaduto con la Capitale Italiana della Cultura, quando Gaeta era in corsa e Latina decise comunque di presentare una propria candidatura. Il risultato fu una dispersione di energie, una competizione fratricida e, alla fine, nessun titolo per il territorio, nonostante un risultato lusinghiero per entrambi. Da allora resta una domanda: se si fosse fatto un progetto comune, si poteva vincere? Coi se e coi ma non si fa la storia, ma quando si va divisi una certezza c’è: difficile avere la meglio.
Oggi lo schema rischia di ripetersi, con un’aggravante: il mare, per sua natura, non conosce confini amministrativi. Le identità marittime di Gaeta, Terracina, Formia, Minturno e dell’intero litorale pontino sono intrecciate da secoli di storia comune, di rotte, tradizioni, economie e paesaggi condivisi. Pensare di rappresentarle in modo isolato significa ridurne la forza e la credibilità a livello nazionale.
L’assessore di Terracina Corradini ha parlato di una ricognizione “non vincolante” e “a fini conoscitivi”. Ma la scelta politica resta. Avviare una candidatura parallela mentre un Comune della stessa provincia è già ufficialmente in corsa manda un messaggio chiaro: ciascuno per sé. Un messaggio che contrasta con lo spirito stesso del titolo di Capitale del Mare, che nasce per promuovere modelli di sviluppo sostenibile, cooperazione territoriale e visioni integrate. Latina, questa volta, s’è schierata da subito al fianco di Gaeta, garantendo supporto a questa candidatura.
La domanda, allora, è semplice: perché non dialogare? Perché non immaginare una candidatura condivisa, capace di raccontare il sistema marittimo pontino come un unicum, valorizzando le specificità di ogni città all’interno di un progetto comune? Una candidatura di area vasta avrebbe avuto più peso, più chances e soprattutto più coerenza con l’idea di mare come spazio di connessione e non di conflitto. Così com’è, il rischio è evidente: due Comuni che si contendono lo stesso titolo, indebolendosi a vicenda e offrendo all’esterno l’immagine di un territorio incapace di fare sistema. Non una sfida verso l’orizzonte, ma una gara tutta interna, combattuta sulla battigia della politica locale. Il mare unisce. La politica, ancora una volta, rischia di dividere.

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