Il caso
18.12.2024 - 21:25
L’impianto di essiccamento solare dei fanghi non può essere realizzato sull’area individuata in località Pantano a Marina di Minturno. Contro il progetto sono scese in campo quattro associazioni nazionali: AICC Associazione Italiana di Cultura Classica Delegazione di Gaeta affiliata all'UNESCO, Confconsumatori Latina, Italia Nostra APS Regionale, Legambiente Circolo Verde Azzurro Sud Pontino APS. In una istanza congiunta pro tutela dell’area archeologica di Minturnae, le associazioni precisano che il progetto dell’impianto mira all’essiccamento solare dei fanghi generati dalla depurazione dei reflui civili della provincia di Latina. “Il progetto- spiegano- prevede il trattamento di circa 6.500 tonnellate annue di fanghi che giungeranno giornalmente su ruote con mezzi pesanti in area agricola adiacente al depuratore esistente, prossima a zone residenziali, attività economiche e vicinissima al Comprensorio Archeologico e al fiume Garigliano”. Per le quattro associazioni i fanghi sono classificati come rifiuti e contengono sostanze organiche, inorganiche e tracce di contaminanti e la zona è a rischio da sempre di esondazioni. L’impianto prevede una struttura di acciaio e vetro con superficie di 6.390 m2 che comporterà l’esproprio di terreni, l’alterazione del paesaggio naturale e forte impatto ambientale dato da rumori, emissioni odorigene, traffico e occupazione di suolo. La vicinanza alle abitazioni e alle attività economiche rischia di compromettere la qualità di vita dei cittadini, la salubrità dell’aria e il valore immobiliare delle proprietà circostanti. “Da aggiungere- hanno proseguito- che, nel periodo estivo, aumentando il numero dei turisti e visitatori di Minturno e della provincia di Latina, incrementerà la mole dei fanghi. Lo Studio Preliminare Ambientale non ci rassicura sufficientemente sulla qualità e sicurezza ambientale dell’impianto, sulla tutela dei luoghi e dei cittadini nonché sul reale impatto su un importante ecosistema fluviale e di zone umide luogo di importanti flussi migratori di specie protette e corridoio naturale del Parco di Roccamonfina. C’è una verità incontrovertibile: studi scientifici di archeologi anche di fama internazionale hanno accertato che l'area è parte integrante della città romana di Minturnae. È assurdo pensare che l'antica città - considerato l'alto tasso demografico dei suoi abitanti - potesse essere delimitata nell'area visibile estremamente esigua. Piange il cuore vedere le fotografie aree in cui si rileva l'anfiteatro romano ancora da scavare ma interessato da abusi edilizi. Il Cimitero Militare del Commonwealth parimenti sull'area archeologica con lapidi di caduti ormai trasferiti ad Anzio. Ed ora l'assalto a un'area ancora non valorizzata da scavi, premessa per un parco archeologico di ampio respiro lungo la riva destra del fiume Garigliano. Noi abbiamo il dovere di lasciare ai nostri figli e discendenti opportunità di valorizzazione della loro e nostra terra”.
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