Ricorso parzialmente accolto dai giudici del Tribunale del Riesame di Roma per Mattia Spinelli, 20 anni, indagato nell’inchiesta per la rivolta scoppiata in carcere a Latina. Nei giorni scorsi si è svolta l’udienza a seguito del ricorso presentato dai legali dell’indagato, gli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti. Il Riesame si è pronunciato: tra 45 giorni si conosceranno le motivazioni della decisione.
La difesa aveva impugnato l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Mara Mattioli nei confronti di Mattia Spinelli, ritenuto insieme fratello al gemello, leader dello spaccio di droga alle case Arlecchino. Il provvedimento era stato notificato a Matteo Baldascini e Nico Mauriello, ritenuti i responsabili della rivolta scoppiata nella casa circondariale di via Aspromonte a Latina alla fine di ottobre.
La difesa nel ricorso aveva chiesto l’annullamento del provvedimento cautelare puntando su alcuni motivi a partire dall’insussistenza dei gravi indizi per il reato di rivolta in carcere e i legali avevano sostenuto che si trattasse di una resistenza a pubblico ufficiale. Il prossimo 7 gennaio sarà discusso il ricorso sempre al Riesame presentato da Matteo Baldascini, assistito dal’avvocato Alessia Vita. Nel provvedimento cautelare il gip di Latina aveva messo in luce una serie di elementi e aveva descritto le condotte degli indagati che avevano partecipato alla sommossa. I fatti contestati risalgono alla fine di ottobre del 2025. «Hanno manifestato il dissenso rispetto al regime chiuso all’interno della casa circondariale e avevano iniziato a battere con forza contro le inferriate e i cancelli delle celle. Non si è trattato di atti di disobbedienza all’ordine impartito dagli agenti e di azioni oppure omissioni dimostrative - è riportato nelle carte dell’inchiesta - Baldascini, Mauriello e Spinelli hanno preso a pretesto la privazione di un specchietto da parte degli agenti per scatenare una vera e propria sommossa all’interno della casa circondariale - aveva scritto il giudice nel provvedimento - iniziando a distruggere beni all’interno della cella lanciandoli all’indirizzo degli agenti coadiuvati da altri compagni - è la ricostruzione riportata nelle carte dell’inchiesta -hanno manifestato totale indifferenza verso qualsiasi forma di controllo e monito da parte delle autorità ed anzi la loro volontà era quella di pretendere una sorte di totale impunità e un controllo assoluto nel carcere».