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Il caso

Gioacchino Sacco accusato della truffa di una Panda, vittima una 77enne

L'uomo in carcere per l'omicidio stradale di Federico Salvagni è imputato per il raggiro di un'auto. I fatti nel 2020

Gioacchino Sacco accusato della truffa di una Panda, vittima una 77enne

«Non riuscivo a venire a capo di questa storia, avevamo dato i soldi per l’acquisto dell’auto, una Fiat Panda, ma niente, quando sono andato sotto casa sua ho visto l’auto per la quale avevamo dato una caparra senza assicurazione e che era guidata dalla moglie di Gioacchino Sacco»: è il racconto di un testimone che figura come vittima di un processo che vede imputato Gioacchino Sacco, 48 anni,  accusato di una truffa per dei fatti avvenuti nel 2020 tra Fondi e Terracina. L’uomo, originario di Aquino ma residente a Terracina da diverso tempo,  è  in carcere dallo scorso 15 agosto per l’omicidio stradale di Federico Salvagni, il 16enne di Latina  investito e ucciso da un’auto, una Lancia Y guidata da Sacco che non si era fermato per i soccorsi  e aveva proseguito la sua corsa.

 
I fatti, per cui l’uomo è imputato insieme anche ad un 52enne  di Pontecorvo e altre due persone,   sono avvenuti in provincia di Latina tra settembre e febbraio del 2021 e le indagini sono state condotte dalla Guardia di Finanza della Tenenza di Fondi, il reato contestato è truffa. Ieri pomeriggio si è svolta un’udienza del processo -  davanti al giudice monocratico Renata Naso -  e Sacco era presente in aula accompagnato dal personale della polizia penitenziaria.


Oltre ad un investigatore della polizia giudiziaria  che si era occupato delle indagini ha deposto anche una donna di Fondi che aveva acquistato insieme al figlio una Fiat Panda, convinta dell’affare da  un annuncio pubblicato su Internet. La testimonianza è stata molto significativa:  è emerso che era stato pattuito l’acquisto dell’utilitaria  dalla donna, dal figlio e da un venditore, un collaboratore di Sacco. «Abbiamo trovato l’annuncio di vendita, l’auto veniva dall’estero, era senza targa, l’acquisto non è stato perfezionato, per immatricolare l’auto servivano 600 euro, diedi la caparra al collaboratore di Sacco. Volevo i soldi indietro perchè l’auto non era quella stabilita e ho scoperto che era stata già intestata a mia madre - ha raccontato  il testimone che aveva presentato la denuncia - era stata immatricolata all’estero e  quando non si veniva a capo di questa storia ho parlato con Sacco. Mi ha detto - ha aggiunto durante la testimonianza - che era a conoscenza e che sarebbe stato risolto tutto ma il tempo passava e niente».


L’auto era a benzina ma sul libretto invece era riportato che era a metano, ad accorgersi che qualcosa non andava era stato il figlio della donna, un meccanico di Fondi.
Come riportato nelle carte dell’inchiesta -  condotta dal pubblico ministero Daria Monsurrò - il 48enne in concorso con gli altri imputati, in qualità di titolare di una società   esercente attività di  vendita di auto e un venditore,  referente dell’annuncio pubblicato, «con artifici e raggiri  hanno proposto la vendita della Fiat Panda con alimentazione  a benzina mentre viceversa  dalla carta di circolazione veniva riportata l’alimentazione a metano - hanno sottolineato gli inquirenti -  e inducevano in errore la persona offesa che acquistava l’auto al prezzo di 2400 euro». E’ emerso che 200 euro - ha riferito la parte offesa - sui 600 di acconto - gli erano stati restituiti da Sacco che aveva assicurato che avrebbe risolto tutto. L’accusa contesta anche che gli imputati    in concorso hanno provveduto al montaggio fittizio delle bombole a metano e formavano un falso certificato di revisione dell’auto  dove figurava una alimentazione a metano di cui il mezzo era sprovvisto. Contestato anche con gli altri imputati il reato di falso.


La denuncia querela era stata presentata dalle parti offese il 24 dicembre del 2020. Alla fine il processo è stato rinviato al prossimo 6 maggio per ascoltare altri testimoni. Il collegio difensivo dei quattro imputati è composto dagli avvocati Luberti, Leonardi, Cellini, Della Nova. La parte civile è rappresentata dall’avvocato Di Pietro.  Per Sacco non è l’unico procedimento penale: è imputato  anche per un’evasione dagli arresti domiciliari e dal gup  per truffa e ricettazione insieme ad altre persone, rischia il rinvio a giudizio. Per questo procedimento l’udienza preliminare è fissata a marzo.


Il 48enne  è in carcere per aver travolto e ucciso Federico Salvagni, il 16enne di Latina investito da una Lancia guidata dall’imputato sulla strada che collega Terracina con San Felice Circeo. Il 48enne era stato arrestato poco dopo al termine di una indagine condotta dagli agenti del Commissariato di Polizia di Terracina, dalla Polizia Stradale di Latina, dai Carabinieri e dalla Polizia Locale di San Felice Circeo.  Era alla guida dell’auto senza assicurazione, la patente revocata e senza revisione.  
Il Tribunale del  Riesame di Roma  aveva lasciato inalterato l’impianto accusatorio e le esigenze cautelari. Sacco era rimasto in carcere,   i suoi difensori avevano impugnato la decisione dei magistrati in Corte di Cassazione, lo scorso 10 dicembre si era svolta l’udienza chiedendo gli arresti domiciliari. Il 48enne  è in carcere.   

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