I piani e gli attentati sono ricostruiti nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Latina Barbara Cortegiano sulla scorta anche di alcune intercettazioni degli indagati. «Semo andati alle Nervi, un chilo e mezzo de bomba; boom! Scoppia tutto il palazzo». E’ una frase contenuta nelle carte dell’inchiesta, intercettata dagli investigatori a Nico Mauriello conosciuto come Spadino, considerato uomo di fiducia dei gemelli Spinelli. E’ la contestualizzazione dell’attentato in viale Nervi - è riportato nelle carte dell’inchiesta - che risale al 18 settembre.
Il giudice mette in rilievo in merito alle condotte degli indagati che: «Volevano imporre la volontà criminale terrorizzando una intera città». Il gip ricostruisce azioni e ambizioni del gruppo capeggiato dai gemelli Mattia e Yuri Spinelli. Sul fronte delle esigenze cautelari: «Non avrebbe senso - scrive - sottoporre gli indagati agli arresti domiciliari nella confort zone dove sono in grado di gestire ogni cosa e decidere il bello e il cattivo tempo in spregio delle leggi e delle più comuni regole del vivere civile».
Nel provvedimento vengono presi in esame gli eventi in rapida successione. Sono tutti i fatti che hanno segnato il mese di settembre: dall’esplosione di un ordigno artigianale in via Guido Rossa all’alba del 7 settembre, all’ordigno più potente esploso meno di 24 ore dopo, dopo la mezzanotte dell’8 settembre agli altri ordigni fino alla bomba di viale Nervi del 18 settembre con l’incendio di due auto. Al centro di tutto la droga.
«Una porzione di territorio per lo spaccio - scrive il giudice - si contendono il campo due fazioni opposte. Il leader della fazione, promotore e organizzatore delle azioni violente per il controllo delle piazze di spaccio alle Case Arlecchino è Mattia Spinelli, il gemello Yuri collabora con il fratello nell’attività di spaccio mentre Nico Mauriello detto Spadino è l’uomo di fiducia e partecipa materialmente all’esecuzione dell’attentato del 18 settembre».
Spadino si identifica nel gruppo e come scrive il giudice nell’ordinanza parla al plurale usando il «Noi». Gli attentati sono stati pianificati per tempo: «Con l’acquisto da parte di Mattia Spinelli di 20 bombe carta utilizzate per incutere timore pubblico e creare pubblico disordine non solo nella comunità ma anche negli esponenti della fazione rivale per affermare l’ascesa e il controllo sul territorio. I gemelli Spinelli possono contare su un’ampia disponibilità di armi e di giovane manovalanza attiva sul territorio pronta a reiterare i reati della stessa indole. C’è un fil rouge che lega gli episodi - sottolinea il giudice - la destinazione alla conquista di aree di spaccio».
Nelle carte dell’inchiesta è emersa anche la consulenza tecnica di un ufficiale dell’Esercito che ha eseguito un accertamento in merito alla «micidialità degli ordigni esplosivi». Per la bomba di viale Nervi la conclusione è chiara: «I reperti visionati evidenziano la costruzione artigianale dell’ordigno che appare costituito da una lattina di bibita riempita con esplosivo ad alto potenziale. L’ordigno impiegato per sua costituzione ed ancor più per gli effetti devastanti sarebbe stato in grado di uccidere e ferire gravemente nel raggio di 15 metri.».