Avevano trasformato la zona dei palazzi Arlecchino in una piazza di spaccio organizzata con pusher, vedette e turni di lavoro, mettendo in piedi un giro d’affari notevole che hanno sfruttato per imporsi nel mercato della droga. Erano pronti a tutto e hanno risposto alle provocazioni dei loro concorrenti con ferocia per difendere e rilanciare la posizione di primo piano conquistata nella mala locale. C’erano loro, un gruppo di giovani emergenti, dietro la strategia del terrore che ha alimentato la stagione delle bombe: la maxi inchiesta avviata dalla Procura di Latina per fare luce sull’escalation di attentati esplosivi, in tutto nove, che ha scosso il capoluogo pontino negli ultimi sette mesi del 2025, ha consentito di individuare i responsabili di alcuni degli episodi chiave, quelli consumati tra settembre e l’inizio di novembre, svelando appunto che una parte di quei fatti erano riconducibili alle logiche criminali della fazione capeggiata dai gemelli ventenni Mattia e Yuri Spinelli, destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare insieme ai loro collaboratori più fidati, vale a dire Nico Mauriello di 26 anni, già dietro le sbarre come i primi due, e Davide Greco di 25 anni. Difesi dagli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti, Riccardo De Mauri e Alfredo Frateschi, dovranno rispondere di reati inerenti all’uso di esplosivi e incendi.
Mentre si susseguivano gli episodi, gli investigatori di Polizia e Carabinieri hanno indagato in maniera sinergica per individuare responsabili e moventi. È ormai chiaro che gli attentati esplosivi dello scorso anno non sono tutti collegati tra loro, tantomeno riconducibili ai medesimi contesti criminali, ma il lavoro di Squadra Mobile, per la Questura, e Nucleo Investigativo e Sezione Operativa della Compagnia di Latina, per i Carabinieri, ha permesso di chiudere il cerchio su una delle fazioni che ha fatto ricorso alle bombe con il chiaro intento di sovvertire gli assetti conclamati nella malavita e accrescere la propria forza intimidatrice nella società civile.
L’evento scatenate è stato l’attentato esplosivo consumato alle 5 del mattino di domenica 7 settembre al civico 10 di via Guido Rossa, un luogo chiave per lo spaccio tra i Palazzi Arlecchino, quindi un vero e proprio affronto per i giovani emergenti. Era emerso già in quel periodo, ma ora è chiaro che i fratelli Spinelli avevano attirato l’astio di qualcuno, tra le fazioni opposte, con una serie di azioni di forza, pestaggi e sparatorie compiute sempre per affermare il loro potere e reagire agli sconfinamenti di spacciatori di altri sodalizi, in particolare quello di una donna pusher. Non è ancora chiaro chi abbia piazzato l’ordigno a “casa loro”, anzi su quell’episodio gli investigatori stanno ancora lavorando senza dare nulla per scontato, ma i giovani emergenti erano convinti che doveva essere stata un’iniziativa di quella che loro stessi chiamano la vecchia malavita, un sodalizio composto anche da giovani ma capeggiato da personaggi del calibro di Maurizio Santucci, sessantenne con un passato da narcotrafficante, e mettono in piedi una reazione eclatante.
La notte dopo, intorno all’una, un potente ordigno viene piazzato sul muro di cemento di un complesso di villette in via Darsena dove abitano proprio Santucci e alcuni suoi parenti. Intercettato in carcere mentre parla con un compagno di cella, Mattia Spinelli descrive l’organizzazione di questo attentato, vantandosi dell’effetto provocato. Poi il 13 settembre una bomba carta danneggia un’auto nel parcheggio di un condominio di fronte ai palazzi Arlecchino: anche questo episodio resta ancora un giallo come il primo, ma la notte del 18 settembre la reazione dei giovani emergenti è clamorosa. Come rivela la registrazione della telecamera di un residente, intorno all’una e trenta due uomini incappucciati si presentano per mettere a segno l’attentato con ruoli prestabiliti: mentre uno incendia due veicoli in sosta, l’altro innesca il potente ordigno che un minuto dopo devasta l’ingresso del civico 298 e il porticato. Anche di questo attentato si vantano gli indagati in carcere, principalmente Nico Mauriello, che si attribuisce il ruolo di esecutore durante un incontro con i familiari. Ne parlano come di un’azione compiuta proprio per colpire la vecchia malavita, perché sanno bene che nella scala accanto abita un nipote di Santucci, ma anche la famiglia di un giovane noleggiatore di auto che metteva a disposizione le vetture per il sodalizio dei palazzi Arlecchino e nel frattempo era diventato vittima di richieste ritorsive da parte di Mattia Spinelli, motivo per il quale questi era stato già arrestato insieme al 35enne Aurelio Silvestrini, pusher passato con la loro fazione voltando le spalle alla vecchia mala.
Secondo gli investigatori il gruppo dei giovani emergenti ha firmato anche l’attentato ai palazzi Arlecchino del 4 novembre, consumato per affermare il loro gruppo dopo una lunga serie di arresti che avevano indebolito la loro fazione, soprattutto agli occhi dei cittadini, intaccando la forza intimidatrice conquistata fino a quel momento. Nel frattempo la Procura aveva autorizzato l’installazione di telecamere che documentano l’azione: uno dei due autori viene identificato in Yuri Spinelli, che gestisce il sodalizio da solo dopo l’arresto del gemello e verrà arrestato tre giorni dopo mentre trasporta un chilo di cocaina insieme a un altro gregario. In ogni caso quella notte, insieme a un complice non ancora identificato, aveva innescato una bottiglia incendiaria all’ingresso del condominio dove vivono persone che avevano cercato di contrastare lo spaccio nel rione, senza riuscire a innescare le altre confezionate per circondare il palazzo col fuoco. Secondo gli investigatori, volevano vendicare così il sequestro dell’appartamento tolto ai fratelli Bevilacqua, due dei pusher arrestati in quei mesi durante le indagini antidroga.