C’è una novità che gli inquirenti hanno messo in luce: per la prima volta è stato applicato il Decreto Caivano come riportato nel capo di imputazione. E’ l’accusa contestata nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip nei confronti di Mattia Spinelli per l’esplosione della bomba in via Darsena e anche per la violenta esplosione di una bomba in viale Nervi, in questo caso è indagato insieme a Nico Mauriello detto Spadino.
Il primo attentato risale all’otto settembre. Neanche 24 ore dopo l’esplosione di una prima bomba avvenuta all’alba del 7 settembre ai Palazzi Arlecchino. L’azione di via Darsena poteva avere effetti letali, poteva uccidere. «Insieme ad altri soggetti in corso di identificazione - osservano gli inquirenti - detenevano e portavano in un luogo pubblico un ordigno artigianale contenente esplosivo che facevano deflagrare causando gravissimi danni». Questo capo di imputazione è contestato nei confronti di Mattia Spinelli. «Il Decreto Caivano - è riportato nelle carte dell’inchiesta - mira a rendere più incisiva la tutela dell’ordine pubblico incriminando specificatamente condotte che si avviano a divenire abituali nel corso di manifestazioni di assoggettamento del territorio». Quella bomba ha suscitato senza dubbio timore in tutta la comunità, «compresi i diretti interessati e ha suscitato pubblico disordine minando il senso generale di sicurezza», scrive il giudice Barbara Cortegiano che ha condiviso le risultanze investigative del pool di magistrati della Procura di Latina costituito per l’escalation criminale registrata negli ultimi mesi a Latina.
L’ordigno era stato piazzato sopra il muro dell’abitazione come confermato anche dal consulente tecnico Spinazzola: «All’atto della detonazione risulta potenzialmente letale in un raggio non inferiore a 7 metri e avrebbe potuto coinvolgere passanti occasionali e si ritiene che questa condotta - era la conclusione a cui era arrivato il consulente - poteva cagionare ferimenti e lesioni potenzialmente letali in soggetti estranei alle reali intenzioni dell’attentatore». Ricostruito da Carabinieri e Polizia il piano per colpire come nel caso di via Darsena: «Mattia Spinelli organizzava l’attentato procurandosi l’ordigno nonchè sovraintendendo alle fasi della detonazione e deflagrazione spinto da un duplice movente: fornire una risposta all’attentato subìto la sera precedente in un luogo sottoposto al suo controllo criminale e punire il gruppo rivale perchè - secondo quanto sostenuto dagli inquirenti - un pusher dell’altra fazione aveva sconfinato nel territorio che gli Spinelli rivendicano come esclusivo controllo criminale: le case Arlecchino». C’è un altro particolare: «Si voleva precostituire un alibi e sviare ogni sua possibilità per dimostrare che nei momenti dell’attentato non era a Latina». Era salito in auto e si era andato a nascondere in un campo di kiwi verso Doganella scegliendo di passare sotto alcune telecamere se in caso qualcuno lo avesse accusato. Anche per l’attentato di viale Nervi viene contestato il Decreto Caivano per Nico Mauriello e Mattia Spinelli, quest’ultimo ritenuto il mandante e procacciatore dell’esplosivo insieme ad un complice non identificato. L’obiettivo era uno e lo rimarca il giudice: «Incutere pubblico timore».