C’è un attacco e un contrattacco. E’ quella che i pm titolari dell’inchiesta definiscono «evoluzione del fenomeno criminale» per descrivere i fatti contestualizzati in una timeline dal 7 di settembre in poi. «Le intercettazioni rivelano la consapevolezza, in capo agli indagati, della micidialità degli strumenti adoperati, il rischio di colpire persone innocenti e anche il rischio di altissime pene per la gravità dei fatti».
Nonostante l’emissione dei provvedimenti restrittivi il gruppo è armato e ha una disponibilità di armi che mette in luce la capacità intimidatoria. E possono contare su una manovalanza attiva sul territorio: «Etichettata a morire per loro e non si interrompono le attività di reclutamento del gruppo per trovare: altri ragazzetti fidati» è riportato nelle carte dell’inchiesta.
Non ci sono soltanto le bombe ma anche gli incendi come l’episodio in via Guido Rossa del 3 novembre scorso. Questo capo di imputazione è contestato nei confronti di Yuri Spinelli in concorso con altre persone che non sono state identificate. Hanno appiccato il fuoco nell’androne del portico delle case Ater, innescando un incendio di proporzioni vaste che ha danneggiato l’impianto elettrico, le cassette, l’intonaco, le pareti, la struttura portante. La chiave di lettura è una: «Era una ritorsione contro l’intervenuta riacquisizione dell’immobile avvenuta il giorno precedente ad opera dell’Ater precedentemente occupato dai fratelli Bevilacqua, legati da vincoli criminali con Spinelli e utilizzato come base per lo spaccio. Anche in questo caso l’obiettivo era di accrescere il potere criminale nell’intera area delle case Arlecchino. Contestata l’aggravante di aver distrutto un immobile destinato ad uso abitativo di proprietà di un ente pubblico e in orario notturno. Per il raid incendiario gli investigatori hanno individuato tre diverse fasi e hanno ricostruito i movimenti di Yuri Spinelli: dal tempo di percorrenza per arrivare in via Guido Rossa dalla sua abitazione. E’ uno scenario ripercorso sulla scorta delle immagini video raccolte nel corso dell’inchiesta. Prima del rogo, gli inquirenti annotano che «Yuri Spinelli esce di casa, sono trascorsi 39 minuti dopo la mezzanotte e accende un fumogeno luminoso che lascia cadere sulla strada, 15 minuti dopo - in base a quanto ricostruito - è in via Guido Rossa. All’una e pochi minuti vengono accesi tre fumogeni luminosi identici a quello acceso pochi minuti prima, quasi per tracciare un percorso in un piccolo viale dove poi sarà innescato l’incendio. «Gli autori agivano in assenza di luce e l’azione appare attuata per indicare l’esatto percorso da intraprendere. L’incendio divampa all’1,24 e danneggia il quadro elettrico lasciando al buio i condomini». Scatta l’allarme arrivano i Vigili del Fuoco e la Polizia.