Erano talmente determinati, i giovani componenti della fazione emergente dei palazzi Arlecchino, che volevano continuare a mantenere il loro potere in città anche dopo gli arresti di buona parte degli esponenti di spicco. Emerge chiaramente dalle conversazioni intercettate in carcere, nel periodo in cui erano ancora in libertà uno dei gemelli Spinelli e un paio di gregari fidati. Non solo si erano procacciati nuove bombe, ma erano previsti nuovi attentati, evidentemente per alimentare la forza intimidatrice conquistata fino a quel momento.
Mattia Spinelli finisce in carcere il 2 ottobre in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale per il tentativo di estorsione ai danni del noleggiatore di auto che forniva loro le vetture fino all’inizio dell’estate. Nonostante la sua giovane età, dimostra molta esperienza e scaltrezza, quindi gli inquirenti si aspettano che sia consapevole di essere intercettato quando parla con i familiari durante i colloqui e per questo decidono di piazzare una microspia nella cella che condivide con altri detenuti, tra i quali Matteo Baldascini che conosce abbastanza bene. È con lui che si lascia andare sin dai primi giorni dietro le sbarre, vantandosi delle gesta compiute prima dell’arresto: parla delle bombe che ha utilizzato, ma non ne parla solo al passato. «Aho quelle cose sono micidiali - raccontava Mattia Spinelli - e io pure non ci credevo, quando me le hanno mandate gli ho detto “ah Fra’ ma che cazzo mi stai a mandà i giocattoli? Non le puoi lanciare, quelle le devi appoggiare e te ne devi andare perché non si sa mai che ti scoppia in mano, devi essere proprio capace perché una volta che l’accendi è così, ti puoi pure bruciare capito?».
Nel proseguo delle conversazioni col compagno di cella, Mattia Spinelli rivela anche la provenienza degli ordigni e fa capire chiaramente che ne ha ordinati altri, perché la detenzione a quanto pare non ferma la sua ambizione. «Da Foggia me le sto mandando a prendere, mille euro solo di viaggio ho pagato» spiega il leader dei palazzi Arlecchino, e quando l’interlocutore gli chiede quante ne ha comprate, precisa: «Venti, ma a me se lo chiamo e gli dico portamele su, me le porta eh!!!». Alla domanda su quanto le pagasse, Spinelli è preciso: «Cento euro».
Che le bombe debbano essere utilizzate anche mentre i leader e i loro gregari più fidati sono in carcere, lo rivela Nico Mauriello detto Spadino, organico alla fazione dei palazzi Arlecchino con ruolo di pusher, documentato da due arresti con diverse dosi di cocaina e crack, capace anche di supportare Mattia Spinelli nell’esecuzione degli attentati. Intercettato durante i colloqui in carcere con i familiari, non solo ammette di avere partecipato all’esecuzione dell’azione eclatante del 18 settembre in viale Nervi, ma rivela anche le mosse successive, fallite probabilmente per l’arresto di Yuri Spinelli col chilo di cocaina insieme a Gianni Furno, uno dei loro collaboratori, ossia l’operazione che sembra avere posto la parola fine sulla piazza di spaccio delle Arlecchino. Parlando col fratello chiede: «E il braccio destro?» quindi l’altro risponde: «Ha paura... è sparito io non lo vedo da una settimana». Poi Nico Mauriello aggiunge: «Cuglia è l’ultimo rimasto che ora sta facendo... eh perché deve fare 4 o 5 attentati».
Ma non solo, Spadino fa riferimento anche a un attentato fermato sul nascere, probabilmente poco prima: «Quando Yuri ha mandato il messaggio a Cuglia “vai in via Sulmo 33 e fai zompare tutto” io l’ho fermato e gli ho detto “guarda che mia figlia non l’hanno fatta andare a casa di mia madre” e Cuglia l’ha fermato. Cuglia è un altro giovane a disposizione della fazione delle Arlecchino che gli investigatori non hanno ancora identificato, avendo contezza che vive in una zona popolare a ridosso della piazza di spaccio.