Non arrivano buone notizie dal mercato del lavoro nelle province di Latina e Frosinone. A lanciare l’allarme è la Cgil Frosinone-Latina, che ha analizzato il report annuale sulle comunicazioni obbligatorie relative ai rapporti di lavoro, riferito al triennio 2022-2024. I dati, secondo il sindacato, confermano una tendenza ormai strutturale: il forte ricorso ai contratti a tempo determinato, con percentuali nettamente superiori alla media nazionale.
In particolare, nella provincia di Latina si registra una crescita significativa dei contratti di durata compresa tra i 4 e i 12 mesi, che arrivano a rappresentare il 39% del totale delle attivazioni, contro il 29% rilevato nella provincia di Frosinone. Ancora più marcata è la distanza sul fronte della stabilità occupazionale: i contratti a tempo indeterminato si attestano al 19% a Frosinone, mentre a Latina scendono al 9%, delineando un quadro di forte precarizzazione.
L’analisi per fasce d’età mostra come la maggior parte delle attivazioni continui a concentrarsi nelle cosiddette età “centrali”, in particolare tra i 25 e i 34 anni e tra i 35 e i 44. Tuttavia, nel corso del triennio cresce il peso relativo delle fasce più mature, dai 45 ai 54 anni e dai 55 ai 64, con un aumento progressivo anche degli over 64. Un segnale che, secondo la Cgil, indica uno spostamento dell’occupazione verso età più avanzate, spesso legato a lavori discontinui e poco tutelati. Il quadro complessivo, allargato alla Regione Lazio, rafforza questa lettura: il lavoro non stabile rappresenta il 63,9% del totale delle attivazioni. Un modello occupazionale che continua a privilegiare la flessibilità a scapito della qualità e della sicurezza del lavoro. Per quanto riguarda i settori produttivi, i Servizi restano nettamente prevalenti e in crescita. Parallelamente, la componente legata a pubblica amministrazione, istruzione e sanità, dopo una fase di ridimensionamento, torna a salire, seppur lievemente, nel 2024. Gli altri comparti mantengono quote contenute e sostanzialmente stabili: l’agricoltura oscilla tra il 3 e il 6%, l’industria tra il 2 e il 3%, le costruzioni intorno al 3-4%, mentre le attività di famiglie e convivenze restano su valori bassi. La Cgil sottolinea inoltre come i dati non tengano conto del lavoro grigio e nero, una piaga particolarmente diffusa nelle province di Latina e Frosinone, soprattutto in settori che potrebbero rappresentare un volano per lo sviluppo del territorio. «La fotografia che emerge – afferma la segretaria generale Patrizia Fieri – è quella di un mercato del lavoro che non migliora né in qualità né in quantità. Il saldo occupazionale positivo, da solo, non basta». Per il sindacato è necessario un cambio di passo: creare occupazione stabile, con diritti, tutele e retribuzioni adeguate, e avviare un vero piano di sviluppo industriale capace di rilanciare i territori e ridurre gli squilibri esistenti. Un appello che chiama in causa istituzioni e politica, di fronte a un’emergenza che appare sempre più strutturale.