Il caso
13.01.2026 - 23:00
Toni forti, allusioni, critiche. Oppure offese e vere e proprie “ritorsioni” dettate da rapporti tesi pregressi e, quindi, l’uso strumentale di una pagina Facebook non per denunciare presunti disservizi, ma per attaccare un dipendente del Comune.
La Procura però già in un primo momento aveva proceduto ad una «richiesta di decreto penale di condanna, rigettata dal Gip, perché il compendio probatorio non consentiva di apprezzare con adeguata evidenza la responsabilità penale dell’indagato, seppur stigmatizzando le ferme censure che lo stesso aveva operato nei confronti dell’operato della persona offesa».
Il Rup si era opposto e aveva integrato la querela.
Qualche giorno fa il Giudice per le indagini preliminari Silvia Artuso del Tribunale di Velletri, ha messo la parola fine: archiviazione: «Gli elementi probatori acquisiti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna nei confronti del... dovendo ritenersi che le espressioni utilizzate da quest’ultimo siano manifestazione legittima del diritto di critica e che non superino i limiti della continenza formale».
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