Le reazioni
19.01.2026 - 14:45
Sdegno, preoccupazione e una presa di posizione netta a difesa della legalità. L’atto vandalico che ha colpito il campo sportivo Falasche, avvenuto a pochi giorni dalla conclusione dei lavori di messa in sicurezza, ha suscitato una forte reazione da parte delle istituzioni e delle realtà impegnate nella tutela dei beni comuni.
A intervenire è stata la consigliera regionale del Lazio e coordinatrice della segreteria nazionale del Partito Democratico, Marta Bonafoni, che ha definito quanto accaduto “un fatto di estrema gravità”. Secondo Bonafoni, l’episodio non è un semplice atto vandalico, ma un attacco diretto al percorso di restituzione dei beni pubblici alla collettività, avviato dopo anni di utilizzi impropri.
Parole che sottolineano la necessità di non arretrare. “È fondamentale che le istituzioni restino ferme e riconoscibili – ha aggiunto – perché la legalità non è un principio astratto, ma una responsabilità concreta verso le comunità e i territori”.
Durissima anche la condanna arrivata dal Coordinamento Antimafia Anzio Nettuno e dalla Rete NoBavaglio, che parlano apertamente di “atto intimidatorio” e di “messaggio violento e deliberato”. Secondo le due realtà, la distruzione del tramezzo all’ingresso degli spogliatoi e il danneggiamento degli spazi comuni, probabilmente con l’uso di un martello pneumatico, rappresentano un chiaro segnale contro le istituzioni e contro la cittadinanza.
“Colpire il Falasche significa colpire un luogo simbolo – si legge nella nota – un bene pubblico che è stato al centro dello scioglimento del Comune per condizionamenti della criminalità organizzata e che solo recentemente è stato restituito alla collettività dopo anni di illegalità e occupazioni abusive”.
Per il Coordinamento Antimafia e la Rete NoBavaglio, l’episodio dimostra come il ripristino della legalità continui a disturbare chi ha beneficiato a lungo dell’assenza di regole. Da qui il pieno sostegno al sindaco Aurelio Lo Fazio per la denuncia presentata e per la linea di fermezza assunta dall’amministrazione comunale.
“Anzio e Nettuno non possono e non devono tornare indietro – concludono –. Chi pensa di governare il territorio con la paura ha sbagliato città”. L’appello finale è a indagini rapide e approfondite, affinché vengano individuati non solo gli esecutori materiali, ma anche eventuali mandanti.
Un episodio che riaccende l’attenzione su un luogo e su un territorio dove la difesa dei beni comuni e della legalità resta una sfida quotidiana, ma anche un impegno condiviso da una parte sempre più ampia della comunità.
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