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Il fatto

Morta dopo una lunga degenza ospedaliera, la famiglia denuncia il Goretti

Per il legale della famiglia che assiste il marito e i due figli della donna, il decesso sarebbe dovuto a uno shock settico da infezioni ospedaliere

La sede dell'ospedale Santa Maria Goretti di Latina

È morta a 58 anni una donna di Latina, dopo essere stata ricoverata per tre volte tra luglio e agosto 2021 per complessivi 48 giorni all’ospedale Santa Maria Goretti.

Secondo la ricostruzione contenuta nelle tre cartelle cliniche, al momento del primo accesso in ospedale per una polmonite la paziente non presentava alcuna infezione, mentre dopo le dimissioni e i successivi ricoveri le sono state riscontrate diverse infezioni, quasi tutte correlate all’assistenza sanitaria.

La 58enne avrebbe infatti contratto un’infezione delle vie urinarie tipicamente da catetere, oltre a infezioni da Escherichia Coli, Proteus Mirabilis e una forma di candidosi.

Per il legale della famiglia, l’avvocato Renato Mattarelli, che assiste il marito e i due figli della donna, “la cronologia degli eventi e la logica” porterebbero a ritenere che il decesso per shock settico da infezioni ospedaliere sia strettamente connesso alle patologie contratte durante i tre ricoveri.
L’avvocato sottolinea come dalle carte risulti che prima dell’ingresso al Goretti la paziente non avesse infezioni in atto, mentre la causa di morte indicata nella cartella clinica dell’agosto 2021 è proprio lo shock settico da infezioni ospedaliere.

Mattarelli imputa alla Asl di Latina, chiamata in causa in giudizio come responsabile degli errori sanitari, sia l’insorgenza delle infezioni sia una gestione ritenuta tardiva e inadeguata delle stesse.
Secondo il legale, le infezioni sarebbero state diagnosticate in ritardo e trattate con antibiotici generici, somministrati “a singhiozzo” e senza una preventiva e corretta individuazione del batterio patogeno, con terapie quindi non mirate.
In assenza di cure tempestive e specifiche, aggiunge l’avvocato, era prevedibile e prevenibile che il contagio si estendesse ai vari distretti dell’organismo fino a evolvere in sepsi-setticemia e poi nello shock settico risultato fatale.

La vicenda ha un forte impatto umano: dal giorno della morte della moglie, nell’agosto 2021, il marito si reca ogni giorno al cimitero durante la pausa pranzo e la domenica trascorre l’intera giornata davanti alla tomba.

Quello delle infezioni ospedaliere viene definito dall’avvocato Mattarelli un problema “in rapida e pericolosa evoluzione”, non solo nelle strutture sanitarie pontine ma in generale in Italia, dove una quota rilevante delle cause di risarcimento per decessi da errore medico riguarderebbe proprio i contagi contratti in corsia.
Solo a Latina, riferisce il legale, sono già state avviate diverse azioni giudiziarie per risarcimenti da infezioni nosocomiali e nel corso dell’anno è prevista la notifica di una decina di citazioni per danni da morte legata a infezioni ospedaliere

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