Una dei funzionari che seguì le pratiche dell’agenzia finanziaria che ha dato vita al processo «Scarabeo» è stata sentita ieri in aula ma la sua escussione non è riuscita a chiarire tecnicamente in cosa consistesse esattamente l’attività di apertura e chiusura dei fascicoli. Per tale ragione la difesa di uno dei principali imputati, Giuseppe Cristiano Cotugno, rappresentata dall’avvocato Gianfranco Testa ha chiesto di integrare la lista testi con il capo del dipartimento finanziario; il Tribunale si è riservato di decidere sull’istanza e scioglierà la riserva entro la prossima udienza, fissata per il 27 maggio 2026. Data in cui proseguirà l’esame di altri testimoni della difesa, quelli indicati proprio da Cotugno.
Intanto sempre nell’udienza di ieri mattina è stato sentiti il legale che seguiva le pratiche per l’agenzia che ha illustrato i numeri dei casi finiti a buon fine. Il dibattimento di «Scarabeo» si avvia dunque alle fasi conclusive e la sentenza è attesa entro la fine dell’anno.
Il processo nasce da un’indagine della Procura, seguita dallo stesso pm d’aula, Valentina Giammaria, che contesta una truffa rilevante in merito al tentativo di oscurare i dati della posizione finanziaria di diverse persone che hanno indotto in errore, in alcuni casi la Fiditalia Bank, sulle condizioni finanziarie e sulla capacità reddituale dei clienti, procurando agli indagati un ingiusto finanziamento. Le somme oggetto di fido arrivano fino a 17mila euro necessari per l’acquisto di vetture. I fatti contestati risalgono a periodi diversi tra il 2018 e il 2019. Sono imputati a vario titolo Francesco Santangelo, un dipendente della Procura della Repubblica di Latina, Sergio Andrea Di Barbora, Marco Scarselletti, Giorgio Vidali, Marco Capoccetta, Giuseppe Cristiano Cotugno. Alcuni degli originari imputati hanno optato per il rito alternati, che è stato definito nel 2024. Nel procedimento si sono costituiti alcuni istituti bancari, essendo state individuate quali parti offese Findomestic, Fca Bank e Deutsche Bank spa. Alle verifiche sulle sostituzioni di persone e anomalie nei dati sui finanziamenti si arrivò dopo una delicata attività di indagine che aveva portato ad alzare il velo su quello che all’epoca fu definito dagli investigatori come «un sodalizio specializzato nelle truffe ai danni degli istituti di credito e le indagini avevano portato a Francesco Santangelo». Dall’attività investigativa è emerso inoltre che in un anno i beneficiari dei servizi del sodalizio erano riusciti ad ottenere complessivamente oltre 300mila euro. Uno dei dettagli che colpì di più fu il fatto che un alto numero di persone, poi finite indagate, aveva chiesto più di un finanziamento in poche settimane.