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Braccialetto anti aggressione in ospedale senza collegamento alle forze di polizia

Le criticità denunciate dal sindacato Coina: la chiamata arriva alla guardia giurata, sperimentazione avviata senza formazione e protocollo d'impiego

Braccialetto anti aggressione in ospedale senza collegamento alle forze di polizia

L’avvio della sperimentazione del braccialetto anti aggressione per gli operatori sanitari dei reparti più a rischio dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina è partita nel peggiore dei modi. Anzi, secondo il sindacato Coina questo nuovo strumento tecnologico rischia di non fornire il supporto auspicato a causa di una serie di evidenti criticità.

Innanzitutto la segreteria del sindacato autonomo delle professioni sanitarie denuncia che il braccialetto distribuito il 14 gennaio al personale dei reparti Pronto Soccorso, Medicina Interna e Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, è stato attivato a partire da mercoledì 28, ma in assenza di una doverosa formazione o di un addestramento degli operatori sanitari e soprattutto in assenza di protocolli o procedure di utilizzo per prevenire aggressioni e violenze verbali. Altra criticità riguarda l’utilizzo stesso del braccialetto, che in caso di attivazione non in via un allarme al numero unico d’emergenza 112, ovvero alle forze di polizia, perché risulta collegato con la sala operativa dell’istituto privato di vigilanza che gestisce la sicurezza nell’ospedale e inoltra la richiesta d’aiuto alla guardia giurata armata che si trova all’interno del pronto soccorso.
Il segretario provinciale del Coina, Alessandro Britolli, ha segnalato le criticità sia ai vertici dell’Asl, che alla Prefettura, evidenziando come il mancato collegamento con le forze di polizia espone i singoli operatori alla valutazione del contesto di rischio che esula dalle sue competenze professionali. Oltretutto la carenza di personale addetto alla vigilanza, oltre all’assenza di un sistema di gestione centralizzato delle segnalazioni e di un collegamento diretto con le Forze dell’Ordine o altri enti competenti, rischia di trasformare il dispositivo di allarme in un ulteriore onere operativo, piuttosto che in uno strumento di reale protezione, e di risultare inefficace se non accompagnata da risorse umane qualificate in grado di garantire una risposta tempestiva, coordinata e continuativa alle segnalazioni di allarme. Il Coina chiede che vengano chiarite modalità, tempi e responsabilità connesse all’adozione e all’eventuale attivazione dei dispositivi, nonché a definire un assetto organizzativo coerente con la normativa.

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