Il caso
03.02.2026 - 08:00
Ha chiesto quattro anni di reclusione il pubblico ministero Martina Taglione, titolare del fascicolo insieme al collega Claudio De Lazzaro, nel processo che vede imputato Andrea Tarozzi, accusato del depistaggio per la morte di Erik D’Arienzo. Il magistrato inquirente ha parlato per oltre un’ora in Tribunale ricostruendo i fatti e depositando delle memorie. Ha sottolineato in aula la responsabilità penale del 36enne di Sabaudia, imputato per favoreggiamento personale e simulazione di reato nell’inchiesta sull’omicidio di Erik D’Arienzo. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, l’imputato la sera dell’omicidio, avvenuto nell’estate del 2020, avrebbe riferito ai carabinieri una serie di circostanze false sull’aggressione al giovane e cioè che era stato investito da un’auto a bordo della strada Pontina e che poi la vettura era scappata facendo perdere le tracce. I fatti contestati erano avvenuti il 30 agosto del 2022. Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, Tarozzi ha riferito ai Carabinieri della Compagnia di Latina e della stazione di Sabaudia di aver rinvenuto a terra il corpo di Erik D’Arienzo, a seguito di un investimento pedonale - ha scritto il pm nel capo di imputazione - cui aveva assistito, in tal modo denunciando lesioni colpose stradali con omissione di soccorso e fuga del conducente, affermando falsamente essere avvenuto un reato, dando luogo alla nascita di un procedimento penale per questa ipotesi delittuosa». L'avvocato Antonio Orlacchio che assiste Tarozzi ha chiesto per il proprio assistito l'assoluzione. Il 2 marzo repliche e controrepliche, poi il giudice Eugenia Sinigallia dopo la camera di consiglio emetterà la sentenza.
Edizione digitale
I più recenti
Ultime dalla sezione