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Il caso

Morte di Erik, chiesti per Tarozzi quattro anni per il depistaggio

La requisitoria del pm Taglione, il 36enne accusato di favoreggiamento personale. La sentenza il 2 marzo

Morte di Erik, chiesti per Tarozzi quattro anni per il depistaggio

Ha chiesto quattro anni di reclusione il pubblico ministero Martina Taglione,  titolare del fascicolo insieme al collega Claudio De Lazzaro,  nel processo che vede imputato Andrea Tarozzi, accusato del depistaggio per la morte di Erik D’Arienzo. Il magistrato inquirente ha parlato per oltre un’ora in Tribunale ricostruendo i fatti e depositando delle memorie. Ha sottolineato in aula la responsabilità penale del 36enne di Sabaudia,  imputato per favoreggiamento personale e simulazione di reato nell’inchiesta sull’omicidio di Erik D’Arienzo.   Secondo quanto ricostruito dall’accusa, l’imputato la sera dell’omicidio, avvenuto nell’estate del  2020, avrebbe riferito ai carabinieri una serie di  circostanze false sull’aggressione al giovane e cioè che era stato investito da un’auto a bordo della strada Pontina e che poi la vettura era scappata facendo perdere le tracce.   I fatti contestati erano avvenuti il 30 agosto del 2022. Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, Tarozzi ha riferito ai Carabinieri della Compagnia di Latina e della stazione  di Sabaudia  di aver rinvenuto a terra il corpo di  Erik D’Arienzo,   a seguito di un investimento pedonale  - ha scritto il pm nel capo di imputazione - cui aveva assistito, in tal modo   denunciando lesioni colpose  stradali con omissione di soccorso  e fuga del conducente, affermando  falsamente  essere avvenuto un reato, dando  luogo alla nascita  di un  procedimento penale per questa  ipotesi  delittuosa». L'avvocato Antonio Orlacchio che assiste Tarozzi ha chiesto per il proprio assistito l'assoluzione. Il 2 marzo repliche e controrepliche, poi il giudice Eugenia Sinigallia dopo la camera di consiglio emetterà la sentenza. 

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