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Il caso

Sperlonga, nell’ordinanza del gip il presunto sistema tra Di Lelio e Cusani

Il giudice ricostruisce il ruolo dell’ex carabiniere Giuseppe Di Lelio e i rapporti con il sindaco Armando Cusani: contestate pressioni su pubblici dipendenti e testimoni nel procedimento “Tiberio”.

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Per certi versi alcuni passaggi dell’ordinanza del gip Mara Mattioli sul sistema Sperlonga risultano picareschi, specie nella descrizione di Giuseppe Di Lelio, alias Ciccillo, un ex carabiniere che è l’ombra di Cusani. Si occupa di tutto: concorda incontri, gestisce situazioni illecite, fa togliere multe elevate ad amici per divieto di sosta, per il passaggio col rosso al semaforo di Lago lungo, per la rimozione di auto lasciate tra i banchi del mercato. Ciccillo può tutto, ma non agisce da solo bensì con il supporto indispensabile del suo omonimo più giovane, Giuseppe Di Lelio il vigile urbano, affettuosamente chiamato «il vigile nostro» quando si dialogava tra amici per «aggiustare» le contravvenzioni o evitare la decurtazione dei punti sulla patente. Ciccillo però svolge pure alcuni lavoretti sporchi e delicatissimi. Intanto Di Lelio viene così descritto: «...ex appartenente all’Arma dei carabinieri... uomo di fiducia di Armando Cusani, con spiccata capacità a delinquere». Dunque intesse rapporti corruttivi, fa pressing sui dipendenti pubblici per conto di Cusani «per asservire la pubblica amministrazione ad interessi privati» e mette in atto anche l’inquinamento probatorio. Cosa che ha fatto con i testimoni del processo Tiberio, tuttora in corso, poiché risulta agli atti che ha avvicinato testi quando essi erano ancora da escutere. Risulta che abbia «istruito» i testimoni di «Tiberio», la cui sentenza è attesa per il 17 marzo. La vicenda dell’inquinamento del dibattimento si ritrova anche in un altro passaggio dell’ordinanza, quello relativo ad Armando Cusani.

Il giudice nega l’applicazione dell’obbligo di firma perché essa non costituirebbe un monito per il sindaco «a porre in essere ulteriori condotte delittuose, ove si tenga conto della totale indifferenza mostrata a qualsiasi monito dell’autorità giudiziaria» e «... mostrandosi particolarmente scaltro ha adottato ulteriori cautele per eludere le indagini, istruendo anche i testimoni del cosiddetto processo Tiberio». Annota il gip: «Di Lelio Giuseppe e Cusani Armando, inoltre, istruiscono i testimoni citati nel procedimento n.1713/15 r.g.n.r. c.d. "Tiberio" ( a carico di Cusani Armando ed altri) sulle dichiarazioni da rendere davanti all'autorità giudiziaria, provvedendo il Di Lelio ad accompagnare personalmente i testimoni in Tribunale» a Latina.

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