La custodia cautelare in carcere è la misura idonea per il profilo di Gioacchino Sacco, il cinquantenne di Terracina arrestato lo scorso 16 agosto perché ritenuto l’uomo che ha investito e ucciso, con l’auto, il sedicenne di Latina Federico Salvagni e poi era scappato. Come si apprende dalle motivazioni depositate ieri, dichiarando inammissibile il ricorso dell’uomo citato in giudizio, i giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno considerato corrette e legittime le valutazioni compiute in precedenza dal Tribunale del Riesame di Roma che il 5 settembre aveva confermato la misura restrittiva, sottolineando la gravità delle condotte di Sacco. Con decisione che risale al 10 dicembre, gli “ermellini” avevano dichiarato inammissibile il suo ricorso, condannandolo al pagamento delle spese processuali e un’ammenda di tremila euro.
Nella valutazione del caso hanno influito sia il comportamento avuto la notte di Ferragosto, che i precedenti penali del cinquantenne imputato per omicidio stradale aggravato. La Suprema Corte ha infatti condiviso le considerazioni dei giudici del Riesame «considerando da una parte le peculiari ed estremamente gravi e offensive modalità della condotta e, dall’altra parte, la negativa personalità... in ragione della condizione di assoluta irregolarità amministrativa e di alterazione in cui versava al momento del fatto». Nel primo caso il riferimento è al pericolo provocato ai numerosi giovani che camminavano a piedi lungo la strada provinciale tra San Felice Circeo e Terracina, come era emerso dalle immagini riprese da una telecamera di sicurezza e dalle dichiarazioni dei giovani scampati all’investimento. Nel secondo caso il riferimento è alla «prolungata e abituale circolazione con patente di guida revocata, mancanza di certificato assicurativo, utilizzo indebito della targa prova onde sopperire all’assenza di assicurazione, assenza di revisione dell’autoveicolo, indizi di una condizione di ebbrezza alcolica, omessa fermata e omessa assistenza alle persone coinvolte nel sinistro, di cui una rimasta a terra».
Secondo i giudici della Cassazione inoltre emergono la «totale insensibilità e noncuranza... palesate nelle fasi successive all’investimento» e appunto i diversi precedenti penali, tra i quali vengono ritenuti rilevanti le azioni violente e minacciose, ma anche i reati di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Insomma, secondo i giudici non è illogico ritenere il rischio che l’allora indagato avrebbe potuto violare gli arresti domiciliari, magari per mettersi alla guida, «tenuto conto della insufficiente capacità contenitiva della cautela, anche se rafforzata da controllo elettronico a distanza e, al contempo, della rilevantissima capacità trasgressiva palesata dal prevenuto» perché in passato «ha anche dimostrato una totale incapacità di rispettare le prescrizioni concernenti la esecuzione una precedente misura domiciliare e, più in generale, qualsiasi regola concernente la circolazione degli autoveicoli a motore, a partire dal possesso di un titolo abilitativo alla guida». In questo senso ha inciso una violazione degli arresti domiciliari che risale al 2023, quando venne documentato che Sacco, ristretto per un caso di resistenza a pubblico ufficiale, era evaso, ovvero non si era fatto trovare in casa.