12.03.2026 - 11:00
Udienza fiume ieri pomeriggio per l’omicidio di Satnam Singh, forse il vero spartiacque del processo. In aula è stato sentito il collega della vittima, Ramesh Kumar, l’uomo che accompagnò i carabinieri da casa di Satnam all’azienda di Lovato il pomeriggio del 17 giugno 2024, quando ci fu il primissimo intervento sul posto. Assistito dall’interprete, il testimone ha ripetuto più volte ciò che accadde ma ha riferito anche sulle condizioni di lavoro complessive. In specie ha detto che nessuno dei braccianti impiegati aveva acqua o cibo (tutti si portavano qualcosa da casa), non c’erano servizi igienici, spazi per la sosta e il minimo delle condizioni per lavorare in modo «normale».
L’esame e il controesame di Kumar è durato quasi tre ore. L’uomo ha risposto alle domande del pm e della difesa, nonché alle parti civili. Su un punto è stato sentito ripetutamente, ossia se nelle ore seguenti l’infortunio avesse avuto paura di parlare dei fatti. Nelle sommarie informazioni assunte dagli investigatori risulta che il bracciante abbia detto di avere paura delle minacce del datore di lavoro e di perdere l’occupazione.
Frasi prima ritrattate e poi confermate, ma è bastato perché la difesa di Antonello Lovato, accusato di omicidio per aver abbandonato Satnam accanto al suo braccio staccato dal corpo, chiedesse di inviare gli atti alla Procura per falsa testimonianza di Kumar. Richiesta cui il pubblico ministero si è opposto. E’ stato uno dei passaggi più delicati di tutta l’udienza perché può dare il senso del clima delle ore concitate e drammatiche nelle quali si cercava di ricostruire l’accaduto, Satnam era ancora vivo anche se in condizioni disperate e ogni frammento di quel lasso di tempo può aiutare a comprendere la vicenda nella sua interezza.
Durante la deposizione il bracciante ha anche spiegato come è arrivato in Italia e come trovò il lavoro nell’azienda agricola. Ha riferito di aver dovuto pagare 600 euro per il permesso di lavoro e che era stato Satnam Singh a dirgli che c’era la possibilità di lavorare; ha anche confermato che la vittima appuntava su un foglio indicazioni sugli orari, una sorta di intermediario ma è stato escluso che avesse qualunque ruolo nel trovare i braccianti per i campi. Di fatto questa testimonianza è servita a fissare ciò che è accaduto dopo che fu chiesto l’intervento di un’ambulanza ma anche per capire come funzionava sia il lavoro nei campi (analizzato anche in altre udienze) che il mondo dei braccianti agricoli di origine indiana che arrivano in Italia.
L’infortunio che ha poi portato alla morte di Satnam Singh e all’arresto di Antonello Lovato viene considerato un elemento cardine nell’analisi giudiziaria e sociale del fenomeno del caporalato e dello sfruttamento sul lavoro.
I fatti sono avvenuti, appunto a giugno del 2024. L’autopsia eseguita sul corpo del giovane bracciante ha confermato che il decesso è avvenuto per la grave emorragia e necrosi dell’arto e che se fosse intervenuto un soccorso sanitario tempestivo forse si sarebbe potuto salvare.
Ma Satnam dopo l’incidente fu accompagnato a casa e lasciato lì con il braccio staccato in una cassetta. Il dibattimento davanti alla Corte d’Assise riprenderà il 25 marzo con l’esame di altri braccianti e la successiva udienza si terrà il 18 aprile.
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