Il caso
17.03.2026 - 09:00
Reati prescritti in Corte di Cassazione per quattro capi di imputazione per la morte di un paziente all'ospedale Santa Maria Goretti di Latina deceduto per un ascensore rotto. I fatti erano avvenuti nel 2010. Per un quinto capo di imputazione relativo alla morte come conseguenza di altro delitto, la Suprema Corte ha disposto l’invio degli atti ad un’altra sezione della Corte d’Appello civile che dovrà decidere sugli aspetti civilistici.
La Asl è parte civile rappresentata dall’avvocato Massimo Valleriani, i familiari della vittima sono assistiti dall’avvocato Silvia Siciliano. Uno degli imputati è assistito dall’avvocato Alessandro Paletta. Era stato il giudice del Tribunale di Latina Laura Morselli nel luglio del 2018 a condannare i due imputati Gianfranco Cardosi a un anno e Fabio Setteneri a 11 mesi. L’inchiesta poggiava le basi sul cattivo funzionamento dell’ascensore del Santa Maria Goretti che aveva provocato nel 2010 la tragedia. La vittima, un uomo di 81 anni, era morto dopo 15 giorni di agonia. Erano stati i Carabinieri del Nas di Latina a condurre gli accertamenti e le indagini, secondo quanto ipotizzato Gianfranco Gardosi e Fabio Setteneri, della Siram spa, con atti falsi avrebbero attestato che era stata eseguita la manutenzione degli ascensori del Goretti disposta dalla Asl e pagata dalla Regione ma in realtà - in base a quanto ipotizzato dal pm Cristina Pigozzo - non sarebbe stata compiuta come era previsto dalla procedura dell’appalto omettendo anche di mettere le fotocellula per evitare la chiusura improvvisa delle porte. La vittima Francesco Trotto, in base a quanto è emerso, andava due volte a settimana al Santa Maria Goretti per sottoporsi alla dialisi. In base a quanto è emerso l’uomo restò con un braccio incastrato nell’ascensore e per svincolarsi si sbilanciò tanto da finire con la testa contro la parete di fronte. L’anziano subì un trauma cranico, si fratturò quattro vertebre del collo e si ruppe i legamenti. Poi il decesso.
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