I fatti
17.03.2026 - 11:00
In pochi giorni i carabinieri del Comando stazione di Sermoneta avevano indirizzato, nel verso giusto, l’indagine sull’incendio doloso divampato in un appartamento al piano interrato di una palazzina a Borgata Carrara, poco distante da Latina Scalo, dal quale la notte del 25 ottobre scorso era scampata per un soffio una giovane coppia. In cinque mesi poi gli investigatori del Nucleo Operativo Radiomobile del Reparto Territoriale di Aprilia hanno chiuso il cerchio attorno a Christian Solito, latinense di 38 anni, assistito dall’avvocato Italo Montini, arrestato ieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Mara Mattioli, perché indiziato di avere lanciato una bottiglia incendiaria contro la finestra dell’abitazione, con l’intento di innescare l’incendio che avrebbe potuto mettere in pericolo la vita dei due giovani che si trovavano all’interno.
I militari erano arrivati a Solito grazie alle telecamere di video sorveglianza, che lo avevano ripreso mentre si avvicinava con l’auto all’edificio di via Battaglia di Lepanto per lanciare la molotov contro la finestra, anzi veniva persino investito dalla fiammata. L’analisi dei tabulati telefonici e le prime intercettazioni sembravano confermare il suo coinvolgimento, ma è stata una perquisizione effettuata in casa sua, tra Bassiano e Sezze dove si è trasferito da qualche tempo, a inchiodarlo confermando definitivamente i sospetti degli investigatori. Non solo in casa aveva gli indumenti che indossava la notte dell’attentato, un pantalone nero di una tuta e una felpa rossa che gli sono stati sequestrati, oltretutto segnati da evidenti bruciature, ma gli è stata trovata anche l’auto, una vecchia Fiat Punto, identica a quella ripresa dalle telecamere la notte dell’attentato, riconoscibile da una serie di dettagli unici.
Quale sia il movente che abbia spinto Christian Solito a compiere quel gesto, è un aspetto che l’indagine non ha ancora chiarito, come non ha permesso di identificare la persona che si trovava in auto con lui, tantomeno il mandante, perché il suo profilo è quello di un personaggio ben inserito nella criminalità locale, che si presta per le spedizioni punitive. Ex pugile contiguo agli ambienti della droga, nel lontano 2008 era stato arrestato, salvo poi essere assolto, per il ferimento a colpi di pistola in via Monti, a Latina, di Marco Ranieri, personaggio influente della mala locale.
Gli investigatori si sono fatti l’idea che il destinatario dell’inquietante attentato incendiario di Borgata Carrara non fosse il ragazzo che si trovava in casa quella notte con la fidanzata, perché era tornato da poche settimane dopo un periodo trascorso nel Norditalia per lavoro. Non solo non sono emersi contatti tra lui e Christian Solito o persone a lui riconducibili, ma l’attentatore non doveva essere al corrente della sua presenza in casa.
Sembra chiaro, infatti, che l’agguato fosse stato pianificato per colpire la madre del ragazzo, affittuaria di quell’appartamento, che da qualche settimana, praticamente da quando era tornato il figlio, era stata trasferita in località protetta, ospite di una casa famiglia nell’ambito di un procedimento avviato per un caso di maltrattamenti in famiglia che, in ogni caso, nel frattempo era decaduto nei confronti del suo ex compagno per carenza di prove. Anzi, gli investigatori sospettano che proprio l’assenza improvvisa della donna abbia innescato la reazione di chi ha organizzato l’attentato incendiario nei suoi confronti. Una punizione esemplare per un conto lasciato in sospeso prima di sparire.
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