Il caso
19.03.2026 - 08:30
Tacchi che risuonano sul pavimento, luci che accarezzano i volti, applausi che rimbalzano sulle pareti. Per un attimo sembra di essere finiti nel backstage di una sfilata, o in una sala eventi qualunque. E invece no: siamo dentro il Museo Cambellotti, uno degli ultimi presìdi culturali comunali rimasti aperti in città.
E qui la scena si fa più interessante. Perché mentre le concorrenti di Miss Teen Italia Lazio, manifestazione autorizzata dal Comune e svoltasi domenica scorsa alle 16, sfilano tra corone e fasce, alle loro spalle osservano silenziosi Il Buttero, le Vacche aratrici, il Vomere e la Pace. Opere che raccontano la fatica, la terra, la storia dell’Agro pontino e che, per un pomeriggio, si ritrovano a fare da quinta a un’altra narrazione: quella, scintillante e globale, di un concorso di bellezza per teenager.
Il contrasto è potente, quasi cinematografico. Da una parte i cartoni preparatori de La Redenzione dell'Agro, memoria visiva di un progetto epocale; dall’altra slogan come “Un sogno, una corona, un destino da regina”, microfoni, sponsor, pubblico pagante.
Già, pagante. Venti euro per una sedia in prima fila, come recita la locandina e come confermano alcuni cittadini presenti, in un museo che la domenica dovrebbe essere accessibile gratuitamente. E qui il tema non è solo di opportunità, ma di regole. Il Regolamento comunale per la concessione in uso temporaneo delle strutture – approvato nel 2016 in epoca commissariale e integrato con delibera del commissario Valente nel 2022 – include esplicitamente anche gli spazi del Cambellotti, compreso il salone grande, ma stabilisce alcuni paletti chiari: le concessioni sono a titolo oneroso salvo iniziative promosse o formalmente patrocinate dal Comune con esplicita gratuità; soprattutto, l’utilizzo “di norma” non è consentito nei giorni festivi – quindi anche la domenica – né oltre gli orari ordinari, se non proprio per eventi patrocinati o celebrazioni istituzionali. Non solo: nell’articolo 3 del regolamento è escluso l’uso per attività a fini di lucro o per eventi privati.
E allora la domanda si fa ancora più netta: in quale cornice si colloca questa sfilata? Evento patrocinato? Iniziativa culturale? O altro?
Il concorso, legato al circuito internazionale Miss Teen Mundial e organizzato a livello locale da Yanet Carvajal, è presentato come un’opportunità per giovani aspiranti nel mondo dello spettacolo. Nulla di nuovo sotto il sole della provincia italiana, dove passerelle e sogni si incrociano da sempre. Ma il punto non è il concorso. È il luogo.
Perché il museo non è una sala polivalente qualsiasi. Non dovrebbe esserlo, almeno. È uno spazio con una funzione precisa: conservare, raccontare, rendere accessibile un patrimonio. E a Latina, dove altri luoghi culturali hanno già abbassato le serrande – dalla Pinacoteca al Museo della Medaglia – il Cambellotti rappresenta qualcosa di più di un semplice contenitore.
Negli ultimi anni, è vero, il rapporto tra moda e musei si è fatto più stretto, più fluido. Mostre, contaminazioni, dialoghi tra linguaggi. Viene in mente «Memorabile. Ipermoda», che però costruiva un discorso culturale, un ponte tra creatività e riflessione. Qui, invece, il cortocircuito sembra meno mediato: non una mostra sulla moda, ma il suo format più televisivo e commerciale– che entra e si appropria dello spazio.
E allora la domanda resta sospesa, come un’eco tra gli alti soffitti del museo: è valorizzazione o è svuotamento? Apertura o concessione? Innovazione o semplice affitto travestito da evento?
Nel frattempo, tra una passerella e l’altra, le opere di Cambellotti continuano a guardare. Silenziose, immobili. Forse un po’ perplesse. O forse no: dopotutto, anche questa è una forma di racconto del presente. Sta a noi decidere se è quello che vogliamo.
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