Un’imprenditrice ha prestato seimila euro all’uomo con cui aveva una relazione. I soldi provenivano dal conto cointestato con il marito, poi la «finta» denuncia
La Redazione
19.03.2026 - 09:00
La vicenda sembra uscita da un racconto fatto al bar e invece è stata l’oggetto di un processo come gli altri.
Quella che sembrava la «solita» storia extraconiugale si è trasformata in un incubo, anzi, per la precisione in un processo per estorsione, finito ieri mattina, con un’assoluzione, davanti al giudice dell’udienza preliminare Mara Mattioli. Tutto è iniziato tre anni fa quando un uomo diTerracina ha ottenuto due prestiti da un’imprenditrice di Fondi, con altrettanti trasferimenti bancari da tremila euro ciascuno, entrambi prelevati dal conto di cui la donna era cointestataria col marito. I bonifici erano stati spediti a distanza di qualche mese l’uno dall’altro con causale generica.
In un primo momento l’uomo di Terracina era stato denunciato dalla signora per truffa ma in seguito l’imprenditrice e il marito avevano presentato una seconda denuncia sostenendo che il trasferimento del denaro era stato frutto di estorsione da parte dell’imputato in una ricostruzione dei fatti che non teneva in alcuna considerazione il rapporto sentimentale esistente tra la dante causa e il beneficiario dei bonifici bancari.
Nel corso dell’udienza davanti al gup, il difensore dell’uomo, l’avvocato Franco Bracciale, ha prodotto una serie di documenti quale prova della relazione sentimentale che c’era stata all’epoca dei fatti tra l’imprenditrice e l’imputato e che essa era alla base del prestito o comunque del trasferimento del denaro avvenuto all’insaputa del cointestatario del conto corrente. I seimila euro furono dunque un prestito volontario.
All’esito della valutazione delle prove documentali prodotte, il giudice dell’udienza preliminare ha assolto l’uomo perché il fatto non sussiste, smontando di fatto la costruzione di una vicenda nella quale si ipotizzava un reato molto grave quale appunto la richiesta di denaro sotto minaccia. Ipotesi che in un primo momento aveva retto poiché basata sulle dichiarazioni concordanti dei coniugi di Fondi ma risultata in seguito piena di lacune e soprattutto priva di riferimenti al rapporto tra la signora e il beneficiario dei bonifici.