Il caso
23.04.2026 - 08:30
«No. Non avevo alcun motivo per fare una cosa del genere. Se avessi fatto una cosa del genere sarei stato matto, mi dovevano fare una perizia». E’ un passaggio della fase finale della testimonianza di Enzo Cestra. Ieri pomeriggio nel processo che lo vede imputato perchè è accusato di essere il mandante di due roghi boschivi a Sabaudia è stato ascoltato dal giudice monocratico Clara Trapuzzano Molinaro. L’ex carabiniere e presidente del Nucleo Volontario e Protezione Civile Anc 147 di Sabaudia è agli arresti domiciliari da un anno, da quando era stata emessa la misura restrittiva. In aula si è svolto l’esame dell’imputato che ha ricostruito i fatti.
Ha sottolineato che la convenzione con la Regione Lazio prevedeva la somma di 7mila euro all’anno e non vi erano degli obiettivi da raggiungere. Nell’inchiesta era finito anche Diego Giusti, la cui posizione è stata stralciata, è ritenuto l’autore materiale degli incendi e il cui iter processuale è diverso. Secondo l’accusa Cestra avrebbe dato 20 euro a Giusti per appiccare il fuoco. E’ questa l’accusa che si basa su intercettazioni telefoniche e ambientali. L’imputato che è apparso molto provato, ha parlato anche di come si è relazionato con Giusti. «A un certo punto gli ho detto che non potevo più tenerlo, era iscritto come volontario, gli pagavo anche il tesseramento». A seguire ha deposto un investigatore della Forestale che era intervenuto dopo che era scattato l’allarme di un incendio a Sabaudia. Il militare ha sottolineato la natura dell’incendio. «Era doloso di questo sono sicuro, era partito da un cumulo di rifiuti, quando siamo arrivati c’era Giusti in sella ad una bici elettrica e lo abbiamo riconosciuto».
Nelle indagini anche le immagini di una telecamera che ha ripreso il punto dell’innesco. Giusti era stato convocato dagli investigatori e aveva riferito di aver ricevuto 20 euro da Cestra per appiccare il fuoco. I provvedimenti erano stati firmati dal gip Giuseppe Cario su richiesta della Procura di Latina, sulla base dell’indagine svolta dal Nipaaf del Gruppo Carabinieri Forestali, e i due episodi sono avvenuti il 28 agosto 2024 in località Sorresca per un totale di 8000 metri quadrati di bosco e quello di via degli Artiglieri 3000 metri quadrati, sono tutte aree a ridosso del Lago di Paola. Cestra è difeso dall’avvocato Enrico Del Monte. Il processo riprende il 6 maggio quando saranno ascoltati gli ultimi testimoni e a seguire per l’udienza del 13 maggio quasi di sicuro è prevista la discussione e poi la sentenza. La difesa di Cestra ha chiesto un confronto in aula tra il proprio assistito e Giusti. Il 71enne era stato arrestato il 17 marzo del 2025, il ricorso al Riesame che la difesa aveva presentato era stato respinto, così come la richiesta sia al gip che quando era iniziato il dibattimento al Tribunale. Secondo quanto ricostruito dall’accusa tra il 2021 e il 2024 l’Anc di Sabaudia ha ricevuto oltre 32000 euro di fondi pubblici, di cui 7000 solo nel 2024. L’obiettivo era quello di provocare delle emergenze per richiedere interventi e rimborsi. Il processo è alle battute finali ed entro un mese si concluderà.
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