E’ uscito di scena definitivamente dalle accuse contestate ed è stato assolto. Lo ha deciso nell’udienza che si è conclusa nei giorni scorsi il giudice del Tribunale di Latina Roberta Brenda nei confronti di M.B., queste le sue iniziali, residente nella zona dei Lepini, è difeso dall’avvocato Maria Antonietta Cestra. Era accusato di maltrattamenti nei confronti dei genitori. Pesanti le minacce. «Sei una schifosa», ha detto alla madre.
«Sei un finto malato, devi morire», ha detto al padre causando in una circostanza alla madre anche alcune escoriazioni. Il magistrato ha disposto il non doversi procedere in merito ai reati ascritti escludendo le circostanze aggravanti: la parte offesa aveva rimesso la querela. Il giovane era detenuto agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. I fatti contestati che lo hanno portato a processo erano avvenuti nel 2025. E’ stata una vicenda drammatica quella che ha riguardato la famiglia, il ragazzo infatti è affetto da disturbi psicologici. I genitori si erano rivolti prima ai servizi sociali e poi ai Carabinieri.
Accolta pienamente dal Tribunale la prospettazione del legale dell’imputato. Il giudice ha disposto la perdita di efficacia della misura cautelare degli arresti domiciliari e l’immediata liberazione. Tra novanta giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza. Dai riscontri raccolti e - come sostenuto dalla difesa - la madre del giovane si era rivolta ai Carabinieri non per la querela ma per chiedere aiuto e a più riprese la donna ha manifestato la volontà di rimettere la querela. Anche il padre nel corso della testimonianza ha affermato che si era rivolto - come la moglie - agli investigatori non per denunciare il figlio ma per chiedere aiuto. Aveva aggiunto di non essere mai stato minacciato e picchiato e di aver tentato più volte di rimettere la querela. E’ emerso che l’imputato si era messo alla guida di un trattore contro la volontà dei genitori danneggiando un cancello. La difesa ha evidenziato più volte come i genitori dell’uomo abbiano più volte tentato di rimettere la querela. Alla fine la sentenza di assoluzione.