L'evento
27.04.2026 - 09:00
Non solo un convegno per addetti ai lavori, ma uno sguardo concreto su ciò che sta già cambiando il futuro. Venerdì, nella sala conferenze dell’Ordine degli Ingegneri di Latina guidato da Luca Di Franco, si è riunita una platea ampia e trasversale – professionisti, imprenditori, accademici e studenti – accomunata da un interesse preciso: capire dove sta andando davvero il quantum computing. Il percorso, dalla teoria alle applicazioni, è stato coordinato dagli ingegneri Maurizio Proietti e Giuseppe Viglialoro, che hanno guidato un confronto chiaro e accessibile, fatto di relazioni tecniche, esempi concreti e momenti di approfondimento.
Al centro, l’intervento di Gaetano Natoli, affiancato dall’ingegnera Ida Conti, che hanno illustrato il computer quantistico a polaritoni sviluppato da QuantHum Edge. Una tecnologia che rappresenta una delle frontiere più avanzate del settore: un sistema capace di esplorare simultaneamente milioni di soluzioni grazie a particelle ibride di luce e materia, riducendo tempi di calcolo da settimane a pochi secondi. Non un semplice miglioramento, ma un cambio di paradigma: il calcolo non è più una sequenza lineare di operazioni, ma un processo fisico in cui la soluzione emerge naturalmente. Parallelismo massivo, selezione naturale delle risposte tramite interferenza quantistica, scalabilità modulare, minori consumi e velocità in nanosecondi delineano un sistema che supera i limiti sempre più evidenti del calcolo tradizionale. Un punto ribadito anche nel corso del dibattito: il quantum computing non è una moda, ma una necessità.
I computer classici, pur restando fondamentali, mostrano limiti sempre più evidenti, soprattutto in termini di scalabilità e capacità di affrontare problemi complessi. Ma la portata dell’incontro non si è fermata all’aspetto tecnologico. Come evidenziato dal professor Fabio Massimo Frattale Mascioli, le ricadute possono essere profonde anche sul piano industriale e professionale perché questo sistema permette di affrontare problemi complessi — come la ricerca di farmaci o l’ottimizzazione di sistemi — in tempi drasticamente ridotti. E, punto ancora più importante in chiave locale, attorno a queste tecnologie può nascere un nuovo modello di sviluppo: il tecnopolo dell’intelligenza artificiale, inteso non solo come centro di ricerca, ma come ecosistema capace di rigenerare aree industriali dismesse e trasformarle in poli produttivi ad alto valore aggiunto. Un concetto a cui ha dato impulso l’ingegnere e consigliere comunale e provinciale Alessandro Porzi, proponente di una mozione approvata all’unanimità in consiglio comunale per la creazione di un tecnopolo nel territorio pontino, da realizzare in un sito dismesso. I benefici sono molteplici: nuova occupazione qualificata, attrazione di investimenti nazionali e internazionali, rafforzamento del tessuto imprenditoriale locale e crescita delle competenze.
Ma anche un effetto più profondo e spesso sottovalutato: la capacità di trattenere i giovani talenti, invertendo la fuga verso altri territori. Un progetto inserito in un contesto economico rilevante, con un indotto significativo, 115 miliardi di euro tra investimenti pubblici e privati come stimato dal Sole 24 Ore entro il 2035, e un forte impatto occupazionale superiore alle centomila unità, anche in relazione al settore energetico.
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