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Il caso

Stalkerizza la madre e il nonno della ex: vi ammazzo, a giudizio

L'ex compagna si era rifugiata in una struttura protetta e l'indagato ha perseguitato i suoi familiari

Stalkerizza la madre e il nonno della ex: vi ammazzo, a giudizio

Dai maltrattamenti nei confronti della ex, agli atti persecutori all’indirizzo del nonno e della madre di lei. Sono stati costretti in alcuni casi a spegnere le luci a casa per paura di essere visti dall’imputato che si sarebbe piazzato sotto l’abitazione, in alcuni casi anche per ore.  E’ stato rinviato a giudizio per i reati di atti persecutori e maltrattamenti. E’ questa la decisione del giudice per l’udienza preliminare del Tribunale Laura Morselli nei confronti di P.D., queste le sue iniziali, sarà processato davanti al primo Collegio del Tribunale di Latina nel marzo del 2027 per dei fatti avvenuti tra ottobre del 2024 fino al 26 marzo del 2025. E’ stata accolta la richiesta del pubblico ministero Simona Gentile che aveva chiesto il processo per il presunto responsabile dei fatti, sottoposto anche nel corso delle indagini ad un provvedimento del Tribunale: il braccialetto elettronico.  Le parti offese si sono costituite parte civile e sono rappresentate dall’avvocato Giamila Dezio mentre l’imputato è difeso dagli avvocati Vincenzo  Schettino e Simone Ferrari che in aula hanno cercato di scardinare le accuse chiedendo il non doversi procedere per il proprio assistito.   «Con condotte reiterate di minaccia e molestia nei confronti della mamma della ex fidanzata e del nonno, ha  provocato - è riportato nelle carte dell’inchiesta - un perdurante stato di ansia e paura ingenerando nelle parti offese un fondato timore per l’incolumità». L’ex compagna a seguito delle condotte dell’uomo dopo la fine della relazione,  era andata via di casa:  si era rifugiata in una struttura protetta e  a quel punto l’imputato non trovandola dove viveva abitualmente,  ha iniziato a minacciare le due parti offese. Ha stazionato per ore vicino al portone di casa anche di notte indirizzando minacce, inviando una serie di messaggi con telefonate dal contenuto inequivocabile.

In alcuni casi il tono era offensivo e ha chiesto  ossessivamente dove si trovasse l’ex compagna. «Ora io vi mando in galera, vi ammazzo», sono alcune delle frasi che ha pronunciato. «Ingenerando in questo modo un forte stato di agitazione con una serie di stati di ansia e paura con attestazioni anche di documentazione sanitaria».  Una volta che si erano concluse le indagini è stata fissata l’udienza preliminare e ieri al termine della camera di consiglio il giudice in aula ha letto il decreto che dispone il giudizio.

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