L'intervista
03.06.2024 - 08:30
Francesco Carducci è un imprenditore candidato per Fratelli d’Italia nella circoscrizione Italia centrale. Dal 2010 al 2013 è stato Consigliere Regionale nel Lazio e capogruppo UDC. Nel 1992 è stato a capo della segreteria del Ministro degli Affari Esteri e in passato anche assessore al Turismo e Grandi Eventi e rapporti Internazionali del Comune di Roma. E’ la prima volta che si candida in Europa.
Lei ha all’attivo un profilo eterogeneo come manager nella cultura e nello spettacolo, ma anche politico perché è stato assessore nella giunta Rutelli. Come si colloca questa scelta di candidarsi alle Europee in questo percorso nel partito di Giorgia Meloni?
Ha ricoperto diversi incarichi nel campo delle attività culturali, quanto ha inciso questa esperienza nella sua formazione e quanto lo sarà in caso di elezione?
Io mi sono sempre occupato professionalmente di attività culturali anche quando era impegnato nelle istituzioni o come amministratore di Cinecittà, il vecchio ente cinema che promuove cinema classico e contemporaneo in Italia. La mia formazione è quella culturale e in Europa al momento c’è il tema dei progetto Erasmus e dei progetti creativi per avviare tra nazioni delle programmazioni che servano all'interscambio culturale. Il progetto Erasmus è uno di quelli che aiutano e hanno aiutato l'integrazione europea.
Queste elezioni arrivano in un momento di crisi internazionali in medio Oriente e in Ucraina. Che importanza possono ricoprire per le nostre istituzioni e per le popolazioni europee?
Noi dobbiamo riformarci, l’Europa deve riformarsi perché attualmente non ha peso politico, bisogna mettere tra i primi punti la creazione di una politica estera comune. Ogni nazione interviene per conto suo e diventa irrilevante in uno scenario geopolitico globale. Solo se i paesi si metteranno intorno a un tavolo rinunciando a un po' della loro sovranità e decideranno di coordinare la politica estera potranno mettere in moto un processo di pace, cominciando dall’Ucraina. Se non succederà l’Europa resterà ancora ai margini, come ora che è ai margini di un conflitto geopolitico vissuto praticamente in casa, e gli attori di un possibile accordo di pace saranno sempre Cina e Stati Uniti senza che l’Europa abbia voce in capitolo.
Come l’Europa può recuperare una sua competitività dopo la congiuntura economica non facile di questi anni?
Come ha accennato venerdì nel suo rapporto annuale in Banca d’Italia il governatore Fabio Panetta l’Europa deve mettere in campo 800 miliardi di investimenti l’anno su attività industriali e tecnologiche, su una politica di infrastrutture e sulle grandi opere come fanno Stati Uniti e Cina. Biden a marzo ha rilanciato un progetto al congresso per uno sviluppo di 2mila miliardi di dollari, quindi il tema è arrivare a un bilancio comune e a una politica degli investimenti su grandi asset strategici.
Che idea di Europa propone?
La mia idea di Europa è il contrario di quello che fa oggi l’Europa, in linea con Fratelli d’Italia. Le piccole questioni che possono essere gestite da ogni paese per diversità e complessità devono tornare a essere rigovernate dalle legislazioni nazionali, mentre la politica estera di difesa e di investimenti strutturali deve essere le priorità che si dà l’Europa.
Il Lazio e le provincie di Latina e Frosinone cosa devono aspettarsi dall' Europa nei prossimi 5 anni?
C’è un progetto di crescita che avverrà se ci saranno queste misure il paese ne godrà e anche i nostri territori, per quello che attiene alla cultura. Sulla città di Latina ad esempio penso al tema importante del rilancio del teatro D'Annunzio che deve essere una delle priorità da portare avanti con l'aiuto anche dei fondi europei. Si deve impostare un progetto, finire la ristrutturazione e avviare politiche per il rilancio sul piano artistico. Io sono presidente dell’Agis Lazio, l’Associazione Generale Italiana Spettacolo, mi occuperò di definire una rete culturale su Roma e le province del Lazio dove far circuitare delle co-produzioni tra Italia e altri paesi, un tassello importante di questo discorso. Nei progetti europei puoi avere un finanziamento solo su operazioni di coproduzione e devi trovare paesi con cui fare questi accordi per far sì che le produzioni girino all’estero. In questo modo si può allargare il mercato delle produzioni culturali. Lavoreremo anche in questa direzione
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