La Provincia di Latina si avvicina a un passaggio cruciale. Il 15 marzo 2026 si voterà per il rinnovo degli organi di governo: il presidente e il Consiglio provinciale. Un appuntamento che arriva in un contesto istituzionale e politico tutt’altro che ordinario, segnato da equilibri fragili, alleanze da ricostruire, senza dimenticare che ci sarà un grande assente: Aprilia. Il secondo Comune della provincia per popolazione è infatti commissariato e, per effetto della legge, resta fuori dal voto. Nessun sindaco, nessun consigliere comunale, nessun elettore attivo o passivo. In un sistema di elezioni di secondo livello, dove contano i numeri e il “peso” demografico degli amministratori, è un vuoto che incide in maniera significativa sugli equilibri complessivi.
Il quadro normativo resta quello disegnato dalla riforma Delrio del 2014: Province sopravvissute al fallimento del referendum costituzionale del 2016, ma private di molte funzioni e risorse, chiamate a rinnovarsi con elezioni indirette e voto ponderato. Sindaci e consiglieri dei 33 Comuni pontini voteranno tra di loro, con un coefficiente che varia in base alla popolazione: Latina pesa di più, Ventotene molto meno. Un meccanismo che rende decisivi i grandi centri e, soprattutto, le intese politiche.
Non a caso, l’attuale amministrazione provinciale è il frutto di un’alleanza atipica ma solida: Partito democratico, Forza Italia e liste civiche. Una maggioranza che ha retto per l’intero mandato, lasciando all’opposizione Fratelli d’Italia e Lega. Uno schema che potrebbe riproporsi, ma che oggi appare meno scontato perché il centrodestra sta lavorando per presentarsi unito. Un’operazione tutt’altro che semplice, ma che, se riuscisse, cambierebbe radicalmente lo scenario. In quel caso, il candidato presidente potrebbe arrivare dall’area di Forza Italia, espressione di uno dei sindaci azzurri, capace di tenere insieme consenso territoriale e interlocuzione istituzionale. Una scelta che consentirebbe al centrodestra di giocare la partita fino in fondo, sfruttando anche il peso del Comune di Latina, oggi saldamente governato dal centrodestra unito. Se invece le trattative per l’accordo non dovessero funzionare, potrebbe trovare conferma l’asse Pd–FI–civiche. In quel caso il presidente uscente Gerardo Stefanelli è pronto a rimettersi in gioco. Non ha ancora sciolto formalmente la riserva, ma il suo profilo resta quello di una figura istituzionale condivisa, capace di tenere insieme mondi diversi. Una candidatura che garantirebbe continuità amministrativa in una fase in cui le Province restano enti depotenziati ma strategici per strade, scuole e ambiente. Le incognite restano molte. Peseranno le alleanze più dei numeri, come già accaduto in passato. Peserà l’assenza di Aprilia. I riflettori, comunque, nelle prossime settimane, saranno tutti accesi sul centrodestra. In questo 2026 si vota per la Provincia e poi a primavera per il rinnovo del Comune di Fondi, feudo di Forza Italia. In tutto questo non va dimenticato che è aperto il caso Acqualatina, in cui il destino della Provincia ha un ruolo preponderante. Dunque nel centrodestra c’è la consapevolezza che sul tavolo ci sono argomenti delicati e trovare l’intesa su via Costa potrebbe essere il viatico per consolidare l’alleanza in tutta la provincia.