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Zona franca doganale, il dibattito

Coldiretti: competitività sì, ma senza scorciatoie

Daniele Pili spiega la linea e chiede garanzie per l’agroalimentare interventi

Coldiretti: competitività sì, ma senza scorciatoie

Il presidente di Coldiretti Latina Daniele Pili

Una pausa fiscale sulle merci nei tempi della produzione e della logistica per rafforzare la competitività delle imprese e sostenere l’export del Basso Lazio. È questo il cuore della Zona Franca Doganale Latina-Frosinone, già operativa da gennaio, presentata ufficialmente nel corso della conferenza stampa ospitata dalla Camera di Commercio, che ha visto una partecipazione ampia e trasversale di istituzioni, imprese e parti sociali. Dal confronto è emersa una visione condivisa: la ZFD può rappresentare uno strumento strategico e strutturale per attrarre investimenti, colmare il divario logistico e collocare l’area vasta di Latina e Frosinone sulla stessa mappa competitiva delle principali regioni italiane ed europee.

All’interno di questo scenario, Coldiretti Latina guarda con attenzione e senso di responsabilità a una misura che può incidere concretamente sulla capacità delle imprese agricole e agroindustriali di affrontare mercati sempre più complessi e competitivi. Un’opportunità che va letta non solo in chiave fiscale, ma come leva di politica industriale e territoriale, capace di alleggerire i costi lungo la filiera e di rendere più efficiente il sistema logistico, elemento cruciale soprattutto per il comparto agroalimentare.
A sottolinearlo è il presidente di Coldiretti Latina e vicepresidente della federazione regionale, Daniele Pili, che riconosce il valore dello strumento, ma ne richiama anche i necessari confini.
«Bene ogni misura che aiuti le imprese a lavorare meglio e a competere sui mercati - spiega Pili -un progetto che può diventare uno strumento concreto per migliorare la capacità delle imprese di stare sul mercato, alleggerire tempi e costi lungo la filiera, rendere più efficiente la logistica e dare una spinta alle produzioni che trasformano e lavorano sul territorio, a partire dall’agroalimentare e dall’agroindustria, in una fase complessa per i mercati internazionali».
Per Coldiretti, infatti, il tema della competitività non può prescindere dalla tutela del valore aggiunto delle produzioni locali e dalla difesa del Made in Italy, soprattutto in un’area come il Basso Lazio dove l’agroalimentare rappresenta un pilastro economico e occupazionale. È qui che entra in gioco l’altra faccia della medaglia, quella dei controlli, della tracciabilità e del rispetto rigoroso delle regole doganali.
«La competitività, però, non deve diventare una scorciatoia – spiega Pili - serve massima attenzione alle regole doganali e all’origine, perché non si può consentire che, con il meccanismo dell’ultima trasformazione sostanziale, prodotti che italiani non sono, finiscano per diventarlo ‘sulla carta’. È lì che nasce l’Italian Sounding ed è lì che si colpiscono due volte le nostre aziende, sia sul prezzo che sulla credibilità del Made in Italy».
Un monito chiaro, quello di Pili, che richiama istituzioni e operatori a un’applicazione della Zona Franca Doganale coerente con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il sistema produttivo locale, senza aprire varchi a distorsioni di mercato o concorrenza sleale. Per Coldiretti la sfida è tutta nella fase attuativa: trasformare la ZFD in uno strumento di sviluppo reale, capace di sostenere chi produce, trasforma e investe sul territorio, tutelando al tempo stesso l’identità, la qualità e la reputazione delle produzioni italiane.

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