Il fatto
09.02.2026 - 09:30
Annalisa Muzio
Tremila euro. È questa la cifra che fotografa meglio di qualunque slogan il peso reale attribuito all’urbanistica nel bilancio comunale. Una somma simbolica, che sembra quasi provocatoria, assegnata nel 2026 al settore Urbanistica – a fronte di richieste superiori ai 700mila euro avanzate dagli uffici in fase di predisposizione del bilancio 2026–2028. Numeri che raccontano una contraddizione profonda: si parla di trasformazioni, ma si nega la possibilità di pianificarle. Il settore guidato dall’assessore Annalisa Muzio potrà contare nel 2026 su appena 3.000 euro complessivi, una cifra che resta sostanzialmente invariata anche nel 2027. Solo nel 2028 compare una voce leggermente più consistente: 45mila euro per incarichi professionali, studi e progettazioni. Troppo poco e troppo tardi per un ambito che dovrebbe governare lo sviluppo urbano, i piani di zona, la rigenerazione e le scelte strategiche della città. Eppure le richieste erano chiare e motivate: 500mila euro per incarichi professionali e studi di progettazione con stanziamento: zero e stessa musica a fronte dei 200mila euro chiesti per incarichi esterni e acquisizione dei pareri sui piani urbanistici. Le uniche risorse concesse sono, letteralmente, briciole: 1.000 euro per spese di ufficio, 1.000 euro per la pubblicazione di avvisi e depositi dei piani, 1000 euro per l’acquisto di materiale tecnico. Un paradosso, soprattutto se si considera che è stato appena approvato il piano di zona dell’area ex Svar e che, almeno sul piano politico, si è tornati a parlare di rilancio dei piani di zona. Non va meglio nel SUE, dove rientrano edilizia residenziale pubblica ed ERP. Per i contributi di progettazione e attuazione dei piani di zona ERP erano stati richiesti 10mila euro: stanziamento zero. Le uniche voci in attivo riguardano: 10mila euro per contributi allo sviluppo dei borghi, però vincolati all’arrivo di finanziamenti esterni e 10mila euro per misure compensative legate agli impianti da fonti rinnovabili. Zero risorse anche sul fronte antiabusivismo e stesso destino per l’edilizia privata: niente fondi né per l’ottimizzazione delle attività del SUE (erano stati richiesti 10mila euro), né per il rimborso dei proventi derivanti dalla legge 10/77. Eppure il settore, nell’ultimo anno, una certa vitalità l’ha dimostrata. Diverse delibere sono arrivate in aula con una buona accelerazione, spesso approvate all’unanimità. Segnali di un fermento reale e di un tentativo di riattivare la pianificazione, dopo anni in cui l’ufficio di piano non aveva prodotto risultati concreti. Il percorso sull’area ex Svar ne è l’esempio più evidente. Il problema è strutturale. L’urbanistica è storicamente un settore lento, complesso, fatto di iter lunghi e scelte rischiose. È un ambito in cui i risultati si vedono nel tempo, ma senza risorse economiche e senza personale adeguato diventa un’impresa impossibile. Tra i detrattori in giunta c’è chi sostiene che sia un settore schiacciato tra filoni più legati ai lavori pubblici e a programmi ereditati dal passato, mentre la città avrebbe bisogno di trasformazioni vere. Ma c’è da dire che per trasformare, prima di tutto, bisogna pianificare. L’assessore Annalisa Muzio, interpellata sul punto, non si sottrae: «Si sta parlando del progetto di difesa della costa su cui c’è grande impegno dell’amministrazione, ma tutto ciò che riguarda la pianificazione della marina, i porti, la visione complessiva del litorale, non potrà tradursi in atti concreti finché non si investirà seriamente su urbanistica e pianificazione. Credo sia la prima volta nella storia recente della città che l’urbanistica viene lasciata con appena tremila euro, anche su ambiti, come i piani di zona che dovevamo portare avanti e nonostante la buona volontà e il lavoro importante svolto dagli uffici, che continuano a operare in condizioni di affanno per risorse numeriche ed economiche». Tremila euro sono la cifra che diventa il simbolo politico dell’importanza attribuita a questo settore: fondamentale nelle parole, marginale nei fatti. L’urbanistica è il cuore delle città. Tenerla in vita con tremila euro significa condannarla alla non operatività. E condannare la città a rincorrere l’emergenza, invece di governare il futuro prossimo.
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