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Il fatto

La crisi in maggioranza: dopo l’addio di Nasti, altro strappo sui revisori

In consiglio cinque voti mancanti su ventidue, di cui tre di Forza Italia, segnano la difficoltà del centrodestra

La crisi in maggioranza: dopo l’addio di Nasti, altro strappo sui revisori

Le divisioni e l’aria di crisi dentro la maggioranza Celentano assumono contorni sempre più definiti e ieri sono esplose in aula, nel consiglio comunale aperto dalle dichiarazioni del sindaco sulle dimissioni di Ada Nasti. Un intervento con cui Matilde Celentano ha provato a ricomporre il quadro, mentre attorno si materializzavano e si allargavano, sempre più evidenti, le crepe della coalizione di centrodestra. Le contraddizioni di una giunta divisa – dalle polemiche sulle risorse di bilancio di Muzio e Addonizio - alle fibrillazioni nei partiti, Lega in testa – si sono tradotte in un nuovo strappo politico nella procedura di nomina del collegio dei revisori dei conti. L’organo, scaduto a novembre e in proroga da settimane, attendeva il rinnovo già da metà gennaio. Il nome indicato dal sindaco, Giuseppe Vinciguerra, ha incassato 17 voti su 22 della maggioranza: un dato che fotografa plasticamente le divergenze. Claudio Di Matteo e Mario Faticoni non hanno partecipato al voto per conflitti di interesse legati a rapporti di parentela con alcuni candidati, ma restavano cinque voti mancanti all’appello. Forza Italia aveva annunciato la scheda bianca, replicando quanto già fatto per la nomina dei revisori di Abc: nessuna condivisione del metodo, nessun confronto preventivo. Ma altri due consiglieri di maggioranza hanno fatto lo stesso, in dissenso con la linea del sindaco. Secondo i rumors sarebbero due esponenti della Lega, in rotta non solo con Celentano ma anche con il capogruppo Vincenzo Valletta, che invece avrebbe votato a favore. Eppure il sindaco aveva invocato responsabilità, negando l’esistenza di una crisi: «A Latina nessun terremoto politico. E adesso tutti al lavoro, stop alle sterili polemiche: ciascuno si assuma la responsabilità di sedere in quest’aula al cospetto della comunità». Parole che però si sono infrante contro il voto sui revisori, diventato l’ennesimo segnale di debolezza del centrodestra.

Forza Italia, l’incognita Comune e Provincia

L’incognita si chiama Forza Italia (che ha chiesto anche il riconteggio delle schede per un errore nel calcolo di una bianca) che nell’intervento di Coriddi cita gli scacchi ma in realtà gioca a Risiko, e che prima sostiene di difendere il sindaco, ma poi sui revisori non si allinea sulla scelta del primo cittadino. Altra incognita è la Lega che già sui revisori dei conti di Abc creò il caso politico insieme agli azzurri un anno fa, facendo mancare il numero legale nella seduta che doveva eleggerli in polemica con la maggioranza. Oggi però a preoccupare è proprio la posizione di distinguo del partito di Claudio Fazzone che rischia di pesare anche sul tavolo parallelo del candidato unitario del centrodestra alla presidenza della Provincia. Un risiko politico in cui Latina potrebbe trasformarsi in merce di scambio per alzare il prezzo della trattativa.  Eppure Giuseppe Coriddi in mattinata aveva corretto il tiro dopo le accuse al sindaco sulla gestione del caso Nasti attaccando gli assessori Addonizio e Muzio che hanno scoperchiato le criticità sul bilancio: «Forza Italia si è sempre schierata a favore del sindaco, con fatti e sostegno leale. L’assessore Nasti, in quota al sindaco, è stata sostenuta fino alla fine. Mi schiero al fianco del sindaco contro chi l’ha attaccata pubblicamente senza rispettare le scelte condivise. Rivendichiamo metodo, rispetto e dignità per il partito e per la città». E ancora, in un passaggio più politico: «Dove sono gli alfieri del sindaco? Noi l’abbiamo difesa. Mi schiero contro chi l’ha attaccata sui giornali per coprire fallimenti nelle scelte».
Il fronte delle opposizioni
E le opposizioni? Ieri hanno fatto la loro parte chiedendo le dimissioni del sindaco. Daniela Fiore, Gruppo Misto, lega l’addio di Nasti alla gestione del ciclo dei rifiuti: «Non è una divergenza fisiologica tra assessori. Le dimissioni arrivano dopo tre anni di criticità sul tema rifiuti, il nodo politico più grande di questa fase».
Dura anche la posizione del Pd con la consigliera Campagna, che parla di “caos tra i partiti e dentro i partiti”, citando l’astensione in blocco di Forza Italia e le fratture nella Lega, tra tensioni sul capogruppo Valletta e il mancato avvicendamento in giunta tra Francesca Tesone e Federica Censi. Dario Bellini di Lbc sottolinea come i rimpasti siano fisiologici, ma non lo sia «vedere partiti della stessa maggioranza fronteggiarsi sui giornali», accusando Forza Italia di aver bacchettato il sindaco per non aver difeso Nasti con sufficiente decisione.
L’ipotesi rimpasto
Sul fondo resta l’ipotesi di un rimpasto di giunta che ora bussa con insistenza. La sostituzione di Nasti e l’avvicendamento, sempre più probabile, tra Tesone e Censi potrebbero aprire una fase nuova. Resta da capire se Celentano terrà ferme tutte le altre pedine, a partire da Franco Addonizio, assessore in quota Noi Moderati, protagonista negli ultimi mesi degli attacchi più delicati al fronte della maggioranza, soprattuttto  su Abc e la gestione dei rifiuti. La sindaca continua a negare la crisi. Ma le crepe sono tutte lì: nelle schede bianche, nei distinguo pubblici, nei malumori mai sopiti dentro Forza Italia e Lega, nei tavoli paralleli dove Latina rischia di diventare pedina di scambio nelle partite provinciali. Altro che fisiologica dialettica. La maggioranza appare sfilacciata, attraversata da diffidenze e rese dei conti interne. E se il rimpasto dovrà servire a ricompattare, prima ancora delle caselle da riempire Celentano dovrà ricostruire un patto politico che oggi, numeri alla mano, non sembra più così solido.

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