Il commento
14.02.2026 - 09:30
Matilde Celentano
C’è un dato politico che va oltre le schermaglie, oltre le dichiarazioni di giornata, oltre le stesse dimissioni di Ada Nasti: la sindaca Matilde Celentano oggi governa una maggioranza che formalmente esiste, ma politicamente si è assottigliata. Non è una questione aritmetica. I numeri, almeno sulla carta, ci sono ancora. È una questione di fiducia interna, di metodo, di leadership. Quando su un nome – come quello del presidente dei revisori dei conti – indicato direttamente dal sindaco mancano all’appello cinque voti della maggioranza, il problema non è tecnico. È politico. E non si risolve liquidandolo come fisiologica dialettica. Celentano prova a tenere il punto, a respingere la narrazione della crisi, a richiamare tutti alla responsabilità. È comprensibile: un sindaco non può certificare la propria debolezza. Ma la difficoltà è evidente. Forza Italia gioca una partita autonoma, rivendica metodo e rispetto, manda segnali al Comune e contemporaneamente alla Provincia. La Lega è attraversata da tensioni interne. Alcuni assessori hanno manifestato apertamente il proprio scontento. E ogni passaggio amministrativo si trasforma in un test politico. In questo quadro, la vicenda Nasti non è un episodio isolato. È il detonatore di contraddizioni che covavano da tempo: sul bilancio, sui rifiuti, sulla gestione delle partecipate, sugli equilibri interni alla giunta. La sensazione è che il baricentro dell’amministrazione si sia progressivamente spostato dalle criticità della città alle dinamiche tra partiti.
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