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Il commento

La crisi non dichiarata che pesa sulla città

Il sindaco, i partiti e il patto da ricostruire

 La crisi non dichiarata che pesa sulla città

Matilde Celentano

C’è un dato politico che va oltre le schermaglie, oltre le dichiarazioni di giornata, oltre le stesse dimissioni di Ada Nasti: la sindaca Matilde Celentano oggi governa una maggioranza che formalmente esiste, ma politicamente si è assottigliata. Non è una questione aritmetica. I numeri, almeno sulla carta, ci sono ancora. È una questione di fiducia interna, di metodo, di leadership. Quando su un nome – come quello del presidente dei revisori dei conti – indicato direttamente dal sindaco mancano all’appello cinque voti della maggioranza, il problema non è tecnico. È politico. E non si risolve liquidandolo come fisiologica dialettica. Celentano prova a tenere il punto, a respingere la narrazione della crisi, a richiamare tutti alla responsabilità. È comprensibile: un sindaco non può certificare la propria debolezza. Ma la difficoltà è evidente. Forza Italia gioca una partita autonoma, rivendica metodo e rispetto, manda segnali al Comune e contemporaneamente alla Provincia. La Lega è attraversata da tensioni interne. Alcuni assessori hanno manifestato apertamente il proprio scontento. E ogni passaggio amministrativo si trasforma in un test politico. In questo quadro, la vicenda Nasti non è un episodio isolato. È il detonatore di contraddizioni che covavano da tempo: sul bilancio, sui rifiuti, sulla gestione delle partecipate, sugli equilibri interni alla giunta. La sensazione è che il baricentro dell’amministrazione si sia progressivamente spostato dalle criticità della città alle dinamiche tra partiti.

Il vero nodo, allora, non è neppure il rimpasto. Cambiare uno o due assessori può riequilibrare le correnti, ma non ricostruisce automaticamente l’autorevolezza politica. La domanda è un’altra: esiste ancora un patto solido attorno alla figura del sindaco o ogni forza della coalizione sta già misurando il proprio peso in vista di partite più grandi? Il sindaco si muove su una linea sottile. Deve dimostrare di avere il controllo politico della sua maggioranza senza apparire ostaggio dei partiti; deve rilanciare l’azione amministrativa senza dare l’impressione di inseguire emergenze interne. Perché quando pezzi della maggioranza iniziano a distinguersi pubblicamente su più fronti – e questo accade da tempo, a partire dal caso Abc – e quando le schede bianche diventano messaggi politici, il rischio non è solo l’instabilità. È la perdita di credibilità complessiva dell’azione di governo. A questo si aggiunge un elemento ancora più delicato: la percezione esterna. Quando le tensioni interne diventano cronaca quotidiana, la città rischia di leggere ogni scelta amministrativa come il frutto di un equilibrio precario, più che di una visione condivisa. Ed è qui che si gioca la vera partita. E a quel punto non basta negare la crisi. Bisogna dimostrare di saperla governare. 

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