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Politica

La crisi nella maggioranza Celentano rientra, ma la città (e i suoi problemi) aspettano

Dopo mesi di tensioni nel centrodestra, la maggioranza che sostiene il sindaco Celentano ritrova l’unità senza cambiare gli equilibri interni

Bilancio consolidato approvato ma nella maggioranza Celentano si apre la crisi

La fotografia della maggioranza che governa Latina è tutta in una frase contenuta nel documento politico firmato dal centrodestra: «Viene rinnovata l’intesa raggiunta al momento della nomina della Giunta comunale». Tradotto dal linguaggio della diplomazia politica significa una cosa molto semplice: nessuno si muove, nessuno perde davvero, tutti restano esattamente dove erano. È la logica del congelamento degli equilibri. Dopo mesi di tensioni, accuse incrociate e voti mancati, la montagna ha partorito il classico topolino e la soluzione trovata dalla coalizione che sostiene il sindaco Celentano non è stata quella di cambiare passo, ma di fermare l’orologio politico. Il rimpasto, se arriverà, dovrà rispettare gli stessi contrappesi che hanno retto la giunta fino ad oggi. Un modo per dire che la crisi c’è stata, ma non abbastanza da cambiare davvero gli assetti. La ricomposizione, però, era quasi obbligata. Anche per evitare che restasse offuscata quella che il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Paolo Trancassini, ha definito la “stella cometa” del centrodestra nel capoluogo. Un’immagine efficace per descrivere un paradosso politico: una coalizione capace di mostrarsi compatta nelle sfide esterne — come dimostrato con la candidatura unitaria alle Provinciali — ma spesso attraversata da tensioni quando si tratta di governare le città. Il documento che prova a ricucire lo strappo contiene alcuni messaggi chiari. Il primo è interno alla coalizione: basta individualismi e fughe in avanti. Il passaggio in cui si parla di non «compromettere mai più il rapporto di fiducia tra Sindaco, Giunta e Consiglio» non è un semplice esercizio di stile, ma la fotografia di ciò che è accaduto nell’ultimo anno. La maggioranza, ora, non può permettersi tentennamenti o fragilità, deve concentrarsi sull’azione amministrativa e sui problemi della città. Il secondo messaggio cruciale riguarda la società ABC, da tempo il punto più fragile e il vero banco di prova per la politica locale. Il documento parla chiaro: tempi brevi e certi per la messa in sicurezza dell’azienda. Non è una scelta ideologica, ma una necessità amministrativa, oggi riconosciuta da Lega e Forza Italia, perché liquidare ABC significherebbe aprire una voragine gestionale e finanziaria che il Comune difficilmente potrebbe sostenere. Il nodo politico, però, non riguarda soltanto i rifiuti o la distribuzione delle deleghe. Riguarda il senso stesso dell’azione amministrativa a metà mandato. Se la politica si riduce alla gestione degli equilibri interni, al bilanciamento tra partiti e alla difesa di piccole quote di potere, il rischio è che la città resti sullo sfondo, come è stata fino ad oggi. Governare una città non significa soltanto amministrare l’ordinario o difendere spazi politici. Significa provare a orientarne il futuro. Le città sono organismi complessi, fatti di persone, paure, ambizioni e interessi che spesso vanno in direzioni diverse. La politica serve proprio a questo: stare in mezzo a queste tensioni e dare una direzione alle scelte. Per questo il passaggio che si apre ora non riguarda soltanto la stabilità della maggioranza o la distribuzione di nuovi incarichi per raddrizzare il tiro. Riguarda la qualità della politica che si vuole praticare. Una politica di visione, sensibilità e senso di responsabilità, e non di semplice gestione del presente o, peggio ancora, di piccoli spazi personali. Una città come Latina non può permetterselo.

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