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Politica

Referendum sulla giustizia, come si schierano i partiti

Costituzione, separazione delle carriere e Csm, tutti i distinguo e le idee della politica del territorio

Referendum 2016, alle 12 ha votato il 20,12%

Il referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026 si avvicina e il confronto politico entra sempre più nel vivo. Gli elettori saranno chiamati a esprimersi su una riforma costituzionale che interviene sull’assetto della magistratura e sul funzionamento dell’ordinamento giudiziario. Si tratta di un referendum confermativo e quindi non prevede quorum: qualunque sarà il risultato, determinerà l’entrata in vigore o meno della riforma. Il testo, approvato dal Parlamento nell’ottobre 2025 e spesso associato nel dibattito pubblico all’iniziativa del governo guidato da Giorgia Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, introduce cambiamenti significativi: dalla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri alla creazione di due Consigli superiori della magistratura distinti, fino a nuove regole per la composizione degli organi di autogoverno e all’istituzione di un’Alta Corte disciplinare per i magistrati. Si tratta di una riforma complessa, che tocca equilibri delicati tra poteri dello Stato e che per questo ha acceso il confronto tra le forze politiche: anche sui territori partiti e amministratori locali stanno prendendo posizione in vista del voto. Abbiamo raccolto le opinioni di alcuni coordinatori comunali e capigruppo dei partiti in consiglio, che spiegano le ragioni del sì e del no alla riforma.

Le ragioni del sì
Partendo dalle ragioni del sì spiega Cesare Bruni capogruppo di Fratelli d’Italia: «Nel merito condivido la riforma della separazione delle carriere e lo dico anche nella mia doppia veste di avvocato. Mi preme però sottolineare un aspetto: tra gli argomenti portati avanti dal fronte del No c’è quello secondo cui questa riforma “toccherebbe” la Costituzione. Ma la Costituzione nel corso degli anni è già stata modificata in diversi punti e molte di queste riforme sono state promosse proprio dal centrosinistra. Allora non c’era il problema di intervenire sulla Carta?”. Aggiunge il coordinatore comunale di FdI Dino Iavarone: «Voterò convintamente Sì per due motivi. Il primo è che condivido pienamente l’obiettivo politico della riforma: recuperare la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario, una fiducia che si è progressivamente indebolita. Il secondo riguarda il valore dello strumento referendario. Andrò a votare e sto partecipando alla campagna insieme al mio partito anche per restituire credibilità al referendum, che negli anni, a causa di molti quesiti finiti nel nulla, è stato percepito sempre meno come uno strumento utile per migliorare l’organizzazione dello Stato”. Per Stefano Cardillo, coordinatore comunale di Forza Italia si tratta di una riforma che riteniamo necessaria e non più rinviabile, “perché introduce equilibrio, merito e responsabilità in un settore fondamentale per la vita del Paese. Come Forza Italia sosteniamo con convinzione questa riforma. La separazione delle carriere non è una scelta contro qualcuno, ma una misura che può rappresentare un vantaggio per tutti i cittadini. Il voto non è un giudizio sul governo, ma un esercizio di democrazia. Non è contro la magistratura, ma un passo per renderla più libera dalle correnti. Non è una riforma di destra o di sinistra: riguarda tutti. Partecipare al referendum significa non delegare ad altri le scelte sul nostro futuro».

E ancora, spiega Vincenzo Valletta, coordinatore della Lega: «La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri garantirà maggiore equilibrio nel sistema giudiziario. Allo stesso tempo, la riforma del CSM attraverso il sorteggio dei componenti contribuirà a ridurre il correntismo che per troppo tempo ha condizionato la magistratura. La creazione di due CSM distinti rafforzerà l’autonomia delle diverse funzioni. Inoltre, l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare servirà ad assicurare trasparenza e responsabilità. Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, nel rispetto dei cittadini e delle istituzioni. La Lega sostiene con forza la campagna “Io voto SÌ – La riforma che fa Giustizia”. Si esprime anche Alessandro Porzi, capogruppo della Lista Celentano: «In un processo moderno e realmente accusatorio, si deve rafforzare uno dei principi più sacri dello Stato di diritto: la terzietà del giudice. Chi accusa e chi giudica devono essere chiaramente distinti, affinché ogni cittadino possa avere la certezza di trovarsi davanti a un arbitro imparziale. La separazione delle carriere non è un attacco alla magistratura, ma un modo per rendere il sistema più equilibrato tra accusa e difesa, come accade nelle principali democrazie europee. Significa anche valorizzare la specializzazione delle funzioni, permettendo ai magistrati di dedicarsi pienamente al ruolo di giudicare o di sostenere l’accusa. Votare sì significa fare un passo avanti verso un processo più giusto, più trasparente e più equilibrato». «Noi Moderati sostiene convintamente e senza riserve il Sì al referendum – afferma Angelo Conti, coordinatore comunale di Noi Moderati – perché si tratta di una riforma che riguarda tutti i cittadini e non soltanto gli operatori del diritto. È una riforma di buon senso che mira a riequilibrare il rapporto tra il diritto alla difesa del cittadino e il potere giudiziario dello Stato». Conti sottolinea che in Europa soltanto Italia e Grecia non prevedono la separazione delle carriere e respinge inoltre le critiche di chi ritiene la riforma in contrasto con la Costituzione. «Si tratta di interventi che puntano a completare i principi del giusto processo di natura accusatoria rafforzando l’equilibrio tra le parti davanti a un giudice realmente terzo».


Si schiera per il sì anche la consigliera comunale Daniela Fiore, ex esponente del Pd oggi nel Gruppo Misto in consiglio. «Voterò Sì al referendum sulla giustizia non per ragioni ideologiche, ma per la mia esperienza quotidiana di avvocato penalista. Il giusto processo, sancito dall’Articolo 111 della Costituzione, richiede un giudice realmente terzo e una piena parità tra accusa e difesa. La separazione delle carriere rafforza questa equidistanza. In queste settimane si è diffusa molta disinformazione: questo referendum non sottopone i giudici al governo e non limita l’autonomia della magistratura. Il sistema del sorteggio per la composizione dei CSM e dell’Alta Corte svincola i giudici dal peso delle correnti. Il referendum non è uno strumento per mandare segnali politici al governo: è l’occasione per migliorare la giustizia”

Le ragioni del No

A esprimere le ragioni del No è invece la portavoce del Movimento 5 Stelle Maria Grazia Ciolfi, che sottolinea le conseguenze istituzionali della riforma: «Il testo modifica sette articoli della Costituzione, incidendo in modo significativo sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e introducendo un controllo più diretto della politica sulla giustizia. Viene indebolito il ruolo del Consiglio superiore della magistratura e il potere disciplinare viene sottratto alla magistratura stessa. In questo modo si rischia di tornare verso un modello pre-costituzionale, con una giustizia forte con i deboli e debole con i forti». Ciolfi richiama anche alcune scelte legislative degli ultimi mesi: «Dall’abolizione dell’abuso d’ufficio alla limitazione delle intercettazioni si intravede già la direzione intrapresa. Quando la politica vuole controllare la giustizia, la risposta può essere una sola, votare No».

Sulla stessa linea anche il segretario del Partito democratico Marco Cepollaro, che invita però a mantenere il confronto su un piano di merito: «In vista del referendum riteniamo necessario richiamare tutti a un confronto serio, equilibrato e responsabile, lontano dalla logica degli slogan e delle contrapposizioni pregiudiziali. Le ragioni del No nascono dalla convinzione che questioni così rilevanti, destinate a incidere sulla vita democratica del Paese, richiedano soluzioni solide e realmente utili ai cittadini. Il bisogno di cambiamento esiste, ma deve tradursi in interventi più efficaci, coerenti e condivisi. Il nostro è quindi un No responsabile, che guarda all’interesse generale, alla qualità delle scelte istituzionali e alla coesione sociale».

Contraria alla riforma anche Elettra Ortu La Barbera, segretaria comunale di Latina Bene Comune: «Lbc è per il No in modo unitario e convinto, perché crediamo nel valore della Costituzione e nell’equilibrio dei poteri pensato dalle madri e dai padri costituenti. Questa riforma, se approvata, rischierebbe di indebolire la magistratura, che deve restare libera e indipendente. Il testo non interviene sulla durata eccessiva dei processi, sulla carenza di organici e risorse o sulla necessità di garantire un reale equilibrio tra accusa e difesa. Modificare gli assetti istituzionali senza risolvere queste criticità rischia di produrre una giustizia meno equa e meno efficace. Se l’obiettivo fosse quello di ridurre la possibilità per la magistratura di svolgere indagini anche scomode nei confronti della politica, noi riteniamo invece che questo controllo rappresenti una tutela democratica da preservare, indipendentemente da chi governa».

Critico anche Nazzareno Ranaldi, capogruppo di Per Latina 2032, che inquadra la riforma nel contesto più ampio delle riforme istituzionali in discussione: «Voterò No perché questa riforma non è un intervento tecnico, ma parte di un disegno più ampio che rischia di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Il combinato disposto tra premierato, nuova legge elettorale e separazione delle carriere potrebbe delineare un sistema in cui i contrappesi si indeboliscono». Secondo Ranaldi, lo sdoppiamento del Csm e la creazione di un’Alta Corte disciplinare esterna rappresenterebbero misure penalizzanti per la magistratura: «Si rischia di isolare il pubblico ministero e di rendere più vulnerabili i giudici alle influenze dell’esecutivo. Un magistrato che teme sanzioni da un organo di nomina politica non può sentirsi pienamente libero di applicare la legge allo stesso modo per tutti, soprattutto nei confronti dei poteri più forti. Difendere l’unità della giurisdizione significa oggi difendere la tenuta democratica del Paese e il diritto dei cittadini a una giustizia realmente indipendente».

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