Il provvedimento era atteso, l'intervento del Pd: ora ripristinare la democrazia
Graziella Di Mambro
19.03.2026 - 11:30
Armando Cusani all'uscita dal tribunale
Ieri sera il Prefetto Vittoria Ciaramella ha sospeso per diciotto mesi Armando Cusani dalla carica di sindaco di Sperlonga, all’esito della sentenza di condanna a sei anni di reclusione per corruzione arrivata alla fine del processo Tiberio. Il provvedimento era nell’aria, previsto dalla legge e in specie dall’articolo 11, comma 5 del decreto legislativo 235/2012, inerente la sussistenza della causa di sospensione. Si tratta del terzo atto di questo tipo emesso a carico della stessa persona. La prima sospensione basata sulla legge Severino fu infatti firmata a ottobre del 2013 quale conseguenza della condanna per gli abusi edilizi dell’hotel Tiberio, che nel 2022 sarebbe stato dichiarato insanabile perché costruito in assenza di titolo e oggi è sottoposto a confisca, dunque destinato ad entrare nel patrimonio dell’ente e ad essere utilizzato per fini sociali. Nel ruolo di sindaco di Sperlonga subentrerà l’attuale vicesindaca, Lorena Cogodda che resterà in carica fino alla scadenza naturale, ossia la primavera del 2027. Tutto ciò salvo eventuali scossoni di tipo politico, sempre possibili. Seppure molto remoto potrebbe verificarsi il caso di dimissioni dei consiglieri di maggioranza e ciò porterebbe alla nomina di un commissario straordinario fino alla scadenza naturale della consiliatura, ossia la primavera del 2027.
Difficile che ciò accada vista la compattezza mostrata finora dalla compagine di maggioranza e il peso politico dell’ormai ex primo cittadino. Tuttavia la situazione che si è venuta a creare è molto delicata, tanto più che a latere della sentenza di condanna va avanti la nuova indagine per corruzione che il mese scorso ha portato all’applicazione di misure cautelari, chieste anche per Cusani (obbligo di firma) ma rigettate dal gip. Al di là di come andrà avanti il procedimento l’intero impianto accusatorio offre un quadro preoccupante della macchina amministrativa e del suo rapporto con la politica, dove il sindaco è una sorta di perno attorno al quale ruota tutto.
Questo aspetto potrebbe fungere da detonatore ma lo si vedrà solo nei prossimi giorni. Comunque la si guardi, la condanna batosta cambia lo scenario politico e amministrativo locale. E cambia anche, per sempre, il destino dell’hotel Tiberio, da cui tutto è cominciato. Un esposto sull’inerzia dell’amministrazione nella rimozione degli abusi edilizi accertati dalla sentenza sulla realizzazione della struttura ha portato, come è noto, all’avvio di questo procedimento che, infatti, porta il nome dell’albergo. Nel gennaio del 2017 scattorono le misure cautelari, poi il lungo iter che ha portato alla sentenza di materdì sera. Va detto che la sentenza del processo Tiberio è, nel suo complesso, molto severa. Basta vedere la condanna di Isidoro Masi, sette anni di reclusione.
Masi è stato dirigente della Provincia di Latina negli anni in cui Cusani ne era il Presidente, poi il trasferimento a Sperlonga come dirigente dell’Ufficio tecnico, ossia quello da cui sarebbero dovuti partire gli atti di rimozione degli abusi, firmati a seguito di una lunghissima istruttoria nel maggio del 2022 da un altro dirigente, Pietro D’Orazio.
A Masi veniva contestata la corruzione, la cui utilità era la disponibilità della casa a Sperlonga, un punto questo su cui c’è stata grande battaglia in aula. E dalle intercettazioni telefoniche della nuova indagine per corruzione emerge che vi fu (quantomeno) un tentativo di condizionare alcuni testimoni istruiti per fornire una specifica versione sulla disponibilità della casa da parte di Isidoro Masi. Ovviamente nulla della indagine corrente è potuto entrare nel dibattimento del processo Tiberio, già chiuso quando sono divenute disponibili le prove raccolte per l’ultima inchiesta. Però quello che si potrebbe definire il fantasma dell’hotel Tiberio si è aggirato attorno al processo omonimo. Ci sono una serie di elementi collaterali in questa vicenda: per esempio il risarcimento accordato al Comune di Sperlonga e le motivazioni della sentenza di primo grado potranno chiarire meglio qual è stata la lesione di immagine e/o economica arrecata alla città.
L'intervento del Pd
A latere della condanna e della conseguente sospensione si srotolano le considerazioni politiche di questa vicenda. Un documento del Partito democratico di Sperlonga riporta l’attenzione sul contesto ambientale da cui deriva la sentenza di martedì nonché la nuova indagine per corruzione ancora pendente e nella quale Cusani è indagato.
«Il sistema che ha tenuto Sperlonga prigioniera di interessi privati, di garbugli amministrativi e vili ricatti è ufficialmente crollato. - si legge nella nota - Il processo "Tiberio" ha confermato ciò che alcuni di noi, nelle vesti di consiglieri di minoranza, da tanti anni andavano denunciando tra l’incomprensione, la diffidenza, il silenzio complice di molti e gli attacchi e le accuse di sciacallaggio politico. La sentenza ha portato alla luce del sole che il sistema di illegalità e la corruzione non erano un’invenzione dell’opposizione, ma un metodo consolidato di governo.
La pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici inflitta al sindaco di Sperlonga è il dato politico più rilevante: è una sorta di marchio indelebile con il quale viene segnato chi, avendo tradito la fiducia dei cittadini per favorire il proprio tornaconto, non potrà mai più rappresentare le istituzioni. Stiamo dunque finalmente assistendo alla fine di un’epoca e di un regime che ha scambiato il bene comune per un feudo personale. La sentenza del processo Tiberio non ha condannato soltanto gli accusati, ma ha condannato un modo di intendere e di fare politica che ha umiliato la nostra comunità.
Dunque, queste nostre parole non sono dettate né da un banale ed inutile senso di rivalsa, né dal miserevole piacere della condanna inflitta ad un uomo, ma solo e soltanto dalla gioia e dall’entusiasmo che ci genera l’idea che il nostro paese possa tornare finalmente ad una normale vita democratica, nel rispetto della libertà e dell’uguaglianza di tutti i cittadini. Ora non possiamo non chiederci con quale coraggio il vice sindaco e i consiglieri di maggioranza intendano proseguire il loro mandato.
Con spirito sereno e con umana comprensione verso il senso di imbarazzo che immaginiamo serpeggi nel loro animo, crediamo di poter dire che la loro scelta di dimettersi in blocco sarebbe un doveroso e apprezzabile gesto di rispetto verso i cittadini; al contrario la loro permanenza in carica apparirebbe certamente come una insensata dimostrazione di arroganza personale e istituzionale. Tutti, nessuno escluso, ora devono dare il loro contributo all’avvio di una fase di ricostruzione morale del paese».