Il calcio italiano è davanti a un bivio e servono interventi immediati. È questo il senso del duro intervento dell’onorevole Giovanna Miele, capogruppo in Commissione Istruzione e Cultura alla Camera, che lancia l’allarme dopo l’ennesima esclusione dell’Italia dai Mondiali e le dimissioni del presidente della FIGC.
“Le ‘notti magiche inseguendo un goal’ sono ormai un ricordo lontano. Oggi ci troviamo tutti sulla frontiera e nel frullatore per affrontare un tema che sembra abbia risvegliato gli italiani coinvolgendoli in modo bipartisan, tutti remando nella stessa direzione”.
La deputata sottolinea come il momento sia cruciale anche per il futuro della governance del calcio italiano: “Certo, dopo le dimissioni del presidente Gravina attendiamo le elezioni del prossimo presidente della Figc nel segno della discontinuità, considerati gli scarsi risultati ottenuti nell’ultimo periodo”.
Poi l’affondo: “L’ex presidente Gravina ma anche gli altri candidati in pectore stanno già responsabilizzando il mondo della politica sulle responsabilità di questo nuovo fallimento dell’Italia che per la terza volta di fila non parteciperà ai Mondiali di calcio. Eppure sono i primi che non parlano di progetti, di visioni, di futuro, si candidano semplicemente a occupare quel prestigioso posto vacante”.
Investire sui giovani italiani
Per Miele, il punto centrale resta la valorizzazione dei vivai: “Oggi dappertutto si parla di tattica e di tecnica, di centri sportivi e di stadi, di etica e di grinta. Se da una parte è inevitabile investire sulle strutture sportive e sulle academy come ripensare gli stadi per coinvolgere le famiglie, è anche vero che la politica soprattutto deve guardare a un modello che tuteli i nostri giovani”. E ribadisce:
“Dobbiamo investire subito sui giovanissimi e sulla loro formazione per restituire identità al calcio italiano. Il calcio è passione e orgoglio nazionale: è ora di riportarlo al centro del cuore degli italiani”.
Le proposte: tetto extra UE e incentivi
La parlamentare entra nel merito delle misure: “Servono riforme radicali: ripristiniamo subito il tetto di 5 extra UE in campo e agevoliamo quelle società che investono sui ragazzi italiani formati nei vivai”. Un passaggio chiave riguarda il problema culturale: “Va estirpato questo fattore culturale che ormai è pessimo in Italia: i giovani non vanno fatti giocare perché non hanno esperienza. Così o i nostri ragazzi smettono o vanno a cercare gioia altrove”.
I casi Sassuolo, Parma e fuga di talenti
A supporto della sua tesi, Miele cita esempi concreti: “Come è accaduto in questi giorni ai 3 diciottenni cresciuti nel settore del Sassuolo e subito intercettati e messi sotto contratto dal Borussia Dortmund, che non è certo un club di seconda fascia”. E aggiunge: “Senza citare nemmeno il caso di Giovanni Leoni, 19enne sconosciuto esploso nel Parma in massima serie e dopo poche presenze acquistato dal Liverpool, che gli ha affidato le chiavi della difesa”.
“Sistema al collasso senza riforme”
Critiche dure anche al modello attuale dei club: “Cosa fanno oggi le società di A e B? Acquistano a prezzi modici giovani e meno giovani stranieri di modesta bravura impedendo di fatto la crescita dei ragazzi italiani, con un inevitabile impoverimento di talento, presenza e sviluppo”. E conclude con un appello netto: “Presidenti, dirigenti, procuratori non capiscono che in questo modo si sta andando dritti verso un corto circuito che ha impoverito il prodotto calcio, di modesta qualità e intensità se raffrontato ai tornei big d’Europa”.
Il patto necessario
Infine, la proposta politica: “Va fatto un patto tra politica e mondo del calcio: da una parte riforme sulle agevolazioni e politiche di finanziamenti, dall’altra l’impegno di svecchiare il calcio, coinvolgendo i giovani italiani e le loro famiglie”. L’avvertimento finale è chiaro: “Altrimenti saremo fuori non solo dai Mondiali di calcio ma saremo out anche come società civile”.