Una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per lanciare un appello per una vera pacificazione nazionale. A scrivere è il giovane consigliere comunale di Latina Matteo Coluzzi che prende spunto dai recenti fatti del capoluogo (lo scontro ideologico sul nome del parco comunale e le polemiche sull'arrivo di Laura Boldrini) per chiedere un intervento della più alta carica dello Stato.
"Illustrissimo Presidente, chi le scrive è un giovanissimo Consigliere Comunale della Città di Latina. Dopo essere
stato eletto in una lista civica in appoggio ad uno dei candidati a Sindaco, con altri giovani della nostra Città si è deciso di creare un movimento giovanile autonomo e senza vincoli ideologici denominato appunto "Generazione per Latina". Evidenzio tale passaggio per sottolineare che le parole che seguiranno sono totalmente distanti da qualsiasi tipo di retorica partitica o colorazione politica. Rivolgo a Lei questo appello, Presidente, perché il clima che negli ultimi tempi serpeggia nel contesto in cui viviamo sia a livello locale che a livello nazionale non lascia di certo intravedere una prospettiva di unione e condivisione dalla quale tutti noi, nell'interesse del paese e delle comunità locali che quotidianamente viviamo, dovremmo ripartire. – In riferimento alla cronaca locale, in data odierna la Città di Latina intitolerà il Parco Comunale, già Parco Arnaldo Mussolini, agli eroi della nazione Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un gesto di legalità e trasparenza motivo di orgoglio per la nostra comunità. Tuttavia tale cerimonia, che sarà presieduta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, ha il sapore di una continuazione della "damnatio memoriae" che la Città di Latina, già Littoria, ha subito nei decenni del dopoguerra. Numerose perplessità emersero già nel momento in cui fu indicato l'ex Parco Arnaldo Mussolini ( fratello del Duce, al quale tali giardini nel cuore della Città vennero intitolati durante il periodo di Fondazione) in quanto già nei mesi precedenti vi furono alcune ipotesi di modifica del nome prima della scoperta sulla base di documenti storici che dal 1951 in poi, attraverso atti ufficiali, quei giardini erano stati rinominati "Parco Comunale". Oltre al cambiamento relativo alla toponomastica, ulteriore elemento di diatriba e di acceso confronto ha riguardato l'invito di una figura politica ma ancor prima istituzionale che in più circostanze ha esternato una certo "disagio" nei confronti delle testimonianze tangibili legate al periodo storico del ventennio fascista. Parliamo dunque di periodo storico. Ma a quanto pare questo "pezzo di storia" non è stato ancora metabolizzato da molti italiani ( in questo caso non solo cittadini ma anche istituzioni pubbliche) che provano un senso di vergogna per quelle che, con tutti i pro ed i contro del caso, non sono altro che pagine della nostra storia. In una Città come la nostra, così come nelle altre città di Fondazione, tutto ciò ad oggi non è sinonimo di nostalgia o ancor peggio di apologia, bensì la base culturale sulla quale la nostra gente ha cercato di costruire un'identità ed un senso di appartenenza che altrimenti non esisterebbe. Le radici della nostra comunità affondano in quel periodo storico (come premesso al di là di ogni steccato ideologico) e questa Città, già ferita ed umiliata nei decenni passati, non può e non deve più vergognarsi della sua genesi e del suo essere come fosse un peccato originale. Ed allora è doveroso interrogarsi sul senso che può avere ad oggi la volontà di cancellare, la provocazione, l'azione finalizzata a dividere e non unire. Perchè la politica, Presidente, dovrebbe unire e non lacerare. Lacerare quei rapporti umani oltre che il rapporto tra cittadino ed istituzione ad oggi sempre più conflittuale in un periodo storico così tumultuoso. Tuttò ciò non fa altro che favorire la politica che non fa bene a nessuno, quella del populismo e del qualunquismo. Riaccendere lo scontro ideologico non ci porterà a nulla. Questo clima da "anni di piombo", che la mia generazione non vuole e non deve vivere, deve essere schiacciato dalla partecipazione di tutti coloro che amano la propria terra e che nonostante ciò si trovano ad oggi costretti a lasciarla. Perché negli anni di piombo troppi giovani hanno perso la vita per mano di un odio fratricida. Perché tanto odio, tanto sangue, non deve essere vano. Si è tanto parlato di "pacificazione nazionale". Questo appello, questa riflessione condivisa, è finalizzata semplicemente a mettere in luce una contraddizione che ci riguarda e della quale non si può far finta di niente. Che riguarda i cittadini ma in primis le istituzioni. Solo la sua figura può ad oggi fermare il clima di contrapposizione da "anni 70" che qualcuno vorrebbe in qualche modo riaccendere. Nel 2017 è arrivato il momento di voltare pagina, parlare ancora di ideologie ormai superate ed ancorate al secolo scorso non è funzionale ad una ripartenza virtuosa nell'interesse di tutti noi. Prendiamo esempio dalla memoria di chi ci ha preceduto, di chi si è sacrificato per il nostro paese ma traduciamo tutto ciò in progetti ed azioni concrete che guardano al domani. Che guardano oltre. Noi Giovani, figli di questa Città, figli di questa Nazione, vogliamo solamente essere fieri delle nostre radici. Fieri della Storia che ci appartiene, che portiamo con noi non più per guardare indietro ma, finalmente, per guardare al futuro che ci vedrà protagonisti. Per un'Italia fiera dei suoi valori e proiettata verso un avvenire che ci appartiene".