«Il sindaco Savarese e la sua maggioranza del MoVimento Cinque Stelle, da circa un anno, li hanno abbandonati alla malora, impedendo di fatto le visite guidate per migliaia di persone e creando un danno d'immagine inestimabile alla città di Ardea».

Non usa mezzi termini, nell'esposto presentato lo scorso otto maggio, il consigliere d'opposizione e presidente della commissione Controllo e Garanzia, Luca Fanco, il quale ha voluto segnalare lo stato di degrado in cui versano le aree archeologiche di Ardea, ormai inutilizzabili a causa dell'erba alta e della vegetazione infestante.

«Le ricchezze turistico-ricettive primarie della città - ha scritto nel documento inviato al sindaco, al comandante della polizia locale, al settore Ambiente del Comune e alla Procura regionale della Corte dei Conti - sono nello stato di abbandono più totale, con la vegetazione incolta che copre totalmente i resti archeologici con le relative coperture. Tali resti, avvolti dalla vegetazione e dalle radici - ha aggiunto Fanco - crollano rovinosamente in terra senza il minimo interesse dell'amministrazione comunale».

Tra l'altro, ricorda il consigliere, i vari resti archeologici - quali il Casarinaccio o il porto rutulo - Castrum Inui, sono stati riportati alla luce con finanziamenti pubblici ed «erano divenuti meta di migliaia di turisti da tutto il mondo, tanto che il Comune aveva siglato un accordo per la gestione, prevedendone la pulizia».

Alla luce di tutto questo, Fanco chiede al sindaco di provvedere urgentemente ad adottare provvedimenti che pongano fine a questo stato di cose, ma fa appello anche alla Corte dei Conti per «quantificare il danno di immagine e imputarlo ai responsabili».