La montagna ha partorito il topolino. Ieri una maggioranza non al completo (era presente Giri, ma è andato via poco prima del voto) e senza opposizione ha votato in commissione urbanistica la proposta di delibera su «Disposizioni, criteri, indirizzi ai fini della ripianificazione degli strumenti urbanistici attuativi annullati e ai fini della dotazione di nuovi strumenti di pianificazione».
Un iter lento e faticoso
Un atto indigesto, per come ne sono maturate le premesse, annunciato più volte e protagonista quasi di una spy story questa estate (a gran voce lo chiedeva l'opposizione contestandone la discussione solo in Lbc) invocato a gran voce dal tessuto produttivo ed economico della città e atteso dopo due anni e mezzo di ripensamenti e silenzi da parte dell'amministrazione civica su quell'urbanistica ferma al piano regolatore Piccinato e all'annullamento dei Ppe di Barbato, divenuta una maledizione per chiunque se ne occupi. Una maledizione al centro delle ultime inchieste, di ricorsi amministrativi e del mai placato dibattito su cosa fare dei Ppe anullati: ma nell'assistere alla commissione urbanistica che doveva dirimerne i nodi appena alla sua terza seduta e di fronte a un pubblico di imprenditori e cittadini, il sentimento che è prevalso è stato quello di assistere ad un copione ingessato recitato con imbarazzo sia da quelli di prima che da quelli di adesso. Da una parte c'era una maggioranza pressoché silente che invece di portare contributi di dettaglio e chiarimenti all'atto, aveva la fretta di approvarlo, nei fatti stilato da un tecnico (la delibera è il frutto del lavoro dell'ex dirigente Umberto Cappiello poi rielaborato dall'attuale Ferraro e dall'assessore) ma presentato come documento di indirizzo politico, dall'altra un'opposizione impreparata che non ha offerto contributi di alcun tipo ad una revisione della stesura, promettendo «battaglie postume» in consiglio. Dopo aver perso mesi su regolamenti esaminati fino alla virgola, per l'urbanistica, insomma, ci si accontenta di enunciazioni a parole e di due letture ad alta voce in commissione.
Tanto cordoglio, pochi fatti
Un comportamento singolare anche quello dell'opposizione se si pensa da quante parti siano arrivati messaggi di cordoglio a Lbc sull'urbanistica. Ieri poi era assente il Pd, che non ha consiglieri in commissione ma che avrebbe potuto partecipare come uditore. Hanno provato a reggere la barra Tiero, Miele, Carnevale e Adinolfi che hanno annunciato la scelta di abbandonare la seduta dopo aver contestato la fretta (la delibera era stata discussa nelle sedute del 7 e del 13 settembre) e la mancanza di approfondimenti. Non pervenuti all'atto pratico neanche gli ordini professionali, dopo che l'Ordine degli Ingegneri aveva promesso un contributo mai arrivato. Ieri l'assessore ha chiarito che l'ordine aveva comunicato che «ritiene la proposta condivisibile riservandosi di produrre altri atti in seguito».
Tra Carnevale e Bellini
«Ci sono voluti due anni e mezzo per preparare uno straccio di delibera - ha accusato Carnevale della Lega prima di lasciare l'aula - su cui non c'è stato confronto come aveva promesso l'assessore. Doveva essere un atto condiviso. Qui si parla di misure compensative, di ricalcolo degli standard, ma come saranno applicati nessuno lo ha ancora detto». «Questo è il luogo per discuterne ora e produrre osservazioni - ha tuonato Bellini - e non per fare strumentalizzazioni, l'atto è stato un mese sul tavolo e ha recepito zero proposte». «In questa proposta non c'è un'anima - ha aggiunto Miele - non c'è confronto con gli stakeholder, dopo due anni di blocco è imbarazzante voler chiudere la questione così». Ha provato a parare i colpi l'assessore Castaldo ridimensionando la portata stessa di ciò che si andava ad approvare. «E' una delibera di indirizzo, non uno strumento attuativo -ha spiegato - non ho nulla in contrario ad entrare in contraddizione con chi vorrà contestarla e aiutarci a riscriverla, la scelta politica è dare maggior peso alla città consolidata rispetto a quella nuova». Insomma tutto passa sotto la dicitura dell'«Indirizzo politico» la parola magica che vuole dire tutto, ma raramente può fare (o dire) qualcosa di concreto. Basti pensare a quello che è successo con la proposta, un anno e mezzo fa e rimasta lettera morta, di esternalizzare la gestione del teatro D'Annunzio.
Cosa dice l'atto
Oggi l'atto urbanistico principe del ripensamento della città, votato con sei sì da Aramini, D'Achille, Bellini, Campagna, Isotton e Mattei si prefigge di contrastare il consumo di suolo, delineare uno schema di assetto del territorio teso a contrastare il modello di città diffusa. E poi sanare i piani annullati soprattutto attraverso l'accorpamento dei comprensori di prg R0, creando un'unica grande macroarea ricalcolandone gli standard e riducendone i volumi. Come tutto questo sarà attuato, però, lo si scoprirà solo in consiglio.