Il caso
09.11.2025 - 18:00
Chiuso l’impianto di distribuzione carburanti Ewa situato in via Francesco Baracca a SS. Cosma e Damiano e di proprietà della società Ewa Grill di Vincenzo Salzillo e C., con sede a Marcianise. L’ordinanza di chiusura è stata sottoscritta l’altro ieri dal dirigente responsabile del Comune dei santi medici, in seguito al decreto della Prefettura di Caserta, che nel settembre scorso ha emesso l’informativa antimafia interdittiva nei confronti della società campana, titolare sul territorio comunale di un impianto stradale di distribuzione carburanti in via Francesco Baracca, SP Ausente al km.7+650.
Proprio in seguito all’atto emesso dalla Prefettura di Caserta, alcuni giorni dopo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli- Direzione territoriale Lazio e Abruzzo, Ufficio delle Dogane di Gaeta- Sezione tributi faceva pervenire all’ufficio protocollo il decreto di interdizione antimafia nei confronti della succitata società, demandando al Comune sancosimese l’adozione delle misure conseguenti all’atto emesso dalla Prefettura di Caserta. Quest’ultimo organo ha precisato che la posizione della società è stata oggetto di accertamenti antimafia in seguito all’acquisizione dei provvedimenti interdittivi emessi dalla Prefettura di Milano nei confronti delle società Pentapetroli e Sinergy, con sede legale nella relativa provincia, ma poi trasferite nella sede legale di Marcianise per eludere la normativa antimafia e di conseguenza l’emanazione dell’interdittiva, poi effettivamente emessa. La stessa Prefettura lombarda, nel corso degli approfondimenti istruttori, ha individuato l’esistenza di un unico gruppo imprenditoriale composto da diverse società operanti nello stesso settore di vendita di prodotti petroliferi riconducibile al gruppo familiare Salzillo, “con capo indiscusso Salzillo Vincenzo, che sotto l’insegna “Ewa” gestisce oltre 200 impianti di distribuzione di carburanti dislocati su tutto il territorio nazionale”.
Nel 2023 anche la Prefettura di Bologna aveva emesso un’interdittiva antimafia nei confronti dalla Brothers, altra società controllata dalla Pentapetroli. In seguito agli accertamenti prefettizi è emerso che il Salzillo è stato oggetto di due procedimenti di prevenzione, svoltisi presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su iniziativa della DDA di Napoli. E il giudice di prevenzione ne ha delineato la “figura di imprenditore a contatto, in posizione paritaria con numerosi e pericolosi gruppi camorristici nelle province di Napoli e Caserta, ai quali ha fornito incondizionato appoggio traendone vantaggio diretto sia per la sua attività imprenditoriale che per lo sviluppo della medesima nei territori soggetti alla influenza di distinti sodalizi”. E proprio tra le motivazioni dell’interdittiva antimafia emesso dalla Prefettura di Bologna emergeva i rapporti intrattenuti da Salzillo con soggetti appartenenti o contigui al clan Papa di Sparanise, al clan Moccia di Afragola, al clan Pagnozzi, al clan Vollaro e al clan Mallardo. Clan ai quali, secondo il decreto del procedimento di prevenzione del Tribunale sammaritano, lo stesso Salzillo avrebbe “corrisposto somme di denaro”.
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