Un divano letto a una piazza con un lenzuolo azzurro consumato, un piccolo comò a tre ante a completare l'arredamento sotto il cielo, una lampada. Una stanza di fortuna nel Grand hotel degrado sopra l'ex bar abbandonato del mercato settimanale di via Rossetti: intorno buste di plastica, coperte e piumoni, qualche contenitore di pasta di svariati giorni fa recano tracce di vita recente. Ad abitare questa inusuale ricovero con vista sul parcheggio del mercato e sul comando di polizia municipale probabilmente sono gli ultimi di passaggio in un ricovero di fortuna, quello che la città ha lasciato marcire e che per loro è diventata una casa temporanea. C'è una pensilina in muratura che permette loro di ripararsi e lì hanno attrezzato un ricovero. Non c'è acqua fresca per togliersi di dosso il caldo della notte. Non ci sono brioche o bidet. Solo asfalto e degrado. Nei bagni ogni vano è un ripostiglio per scarpe, vestiti e generi alimentari. Lontano da occhi indiscreti, ma non troppo, accanto a quel riparo passavano fino a poco tempo fa ragazzi usciti dalle scuole o le associazioni che si allenano al Coni. Il giorno di mercato martedì gli occupanti spariscono per non dare nell'occhio quando quell'area si colora di più di trecento espositori. Chi è più fortunato dorme su materassi consunti, gli altri su coperte poggiate sul cemento. Alla mercé delle infezioni. Il degrado del resto è la cifra distintiva di quest'area che ne reca le tracce in tutti gli edifici abbandonati che ne circoscrivono il perimetro. A pochi metri di distanza ci sono due manufatti, l'ex casa del custode che sembrerebbe abitata (c'è una recinzione delle piante, un piccolo orto) e un altro magazzino che a prima vista sembra disabitato, ma che reca tracce di bivacchi notturni. Se ne parla da anni di questa zona da riqualificare, quei refrain che tornano ma che poco riescono a smuovere, sul piano concreto. Se ne è parlato un mese fa anche in commissione attività produttive, il settore lasciato scoperto dopo le dimissioni di Giulia Caprì. Negli anni l'ex bar è stato ricovero di disperati, poi accolti o reimpatriati grazie al Pronto Intervento sociale. E' probabile che anche ora i servizi sociali conoscano nomi e storie di queste persone, e che stiano gestendo la situazione. Ma resta incredibile che non si riesca a far nulla per bonificare un'area insicura e malsana adiacente a uno dei mercati più grandi del Lazio, e che nei giorni della settimana è meta di podisti e bambini che i genitori portano in bici o a giocare. Il Grand Hotel degrado è una delle storie che questa città non dovrebbe più raccontare.