Con la pianificazione urbanistica il Comune di Latina sta affrontando una sfida centrale per l'assetto della città, tuttora incompiuto rispetto agli strumenti vigenti. E ancora una volta il lavoro dei tecnici ruota attorno alla carenza dei servizi di pubblica utilità, di riflesso connessi alle cubature che tornano a rappresentare l'unica moneta di scambio a disposizione di un ente con le finanze in rosso. La stessa delibera quadro del Consiglio che più di un anno fa ha fissato la rotta da seguire, dimostra che l'amministrazione locale si ritrova a rincorrere le stesse soluzioni adottate nella redazione delle ultime varianti ai piani particolareggiati, quelle annullate poi dal commissario Barbato. Ma le intenzioni del Comune rischiano di impantanare nuovamente l'urbanistica nel guado degli standard, con la legge regionale sulla rigenerazione urbana che consente ai privati di monetizzare i servizi, aumentando di fatto la carenza degli spazi pubblici.
Seppure datato, il Piano regolatore generale vigente non ha trovato ancora la piena applicazione perché restano da espropriare ettari di superfici destinate appunto ai servizi pubblici, praticamente in ogni quartiere attorno al centro di fondazione. Una manovra che, stando alle stime di qualche anno fa, prevede una spesa di circa 60 milioni di euro solo per l'acquisizione delle aree necessarie per la dotazione degli standard urbanistici. Un vero e proprio macigno, che genera una situazione di stallo a spese dei cittadini, perché il Comune deve realizzare i servizi, ma non ha le aree, e intanto i proprietari dei terreni destinati a servizi si ritrovano a possedere spazi che non possono utilizzare, pur dovendo pagare le tasse.