Milano-Cortina 2026
13.02.2026 - 04:13
C’è un momento, nello sport, in cui il cronometro smette di contare i millesimi e comincia a misurare la grandezza. Per Arianna Fontana, quel momento è arrivato ancora una volta sul ghiaccio olimpico di Milano Cortina. Nei 500 metri di short track la campionessa valtellinese ha conquistato uno splendido argento, ma il valore di quella medaglia va ben oltre il metallo: è la tredicesima olimpica della sua carriera. Un numero che significa storia.
Con questo risultato Fontana diventa l’atleta italiana più medagliata di sempre ai Giochi Olimpici, raggiungendo un mito come Edoardo Mangiarotti. Due epoche diverse, due sport lontanissimi, un’unica grandezza: la capacità di trasformare il talento in leggenda.
A 35 anni, l’azzurra ha dimostrato ancora una volta perché il suo nome è sinonimo di short track. Nei 500 metri – la distanza regina della disciplina, quella più esplosiva e imprevedibile – Fontana ha saputo gestire batterie, semifinali e finale con l’esperienza di chi conosce ogni curva, ogni traiettoria, ogni rischio.
La sua gara è stata un concentrato di tecnica e carattere: partenza fulminea, traiettorie millimetriche, sangue freddo nei contatti ravvicinati. Sul traguardo è arrivato l’argento, accolto dal boato del pubblico di casa. Un podio che profuma di consacrazione definitiva.
Dal debutto giovanissima ai Giochi fino alla consacrazione definitiva, la carriera olimpica di Fontana è un viaggio lungo quasi vent’anni. Tredici medaglie distribuite tra diverse edizioni, tra sprint brucianti e staffette combattute, tra cadute e rivincite.
Un percorso fatto di sacrifici, scelte coraggiose e anche momenti difficili, superati con la determinazione che l’ha sempre contraddistinta. Milano Cortina rappresenta il coronamento di una carriera straordinaria, ma anche il simbolo di una longevità agonistica rarissima nello short track, disciplina che non perdona e richiede riflessi e forza mentale fuori dal comune.
Il paragone con Edoardo Mangiarotti non è soltanto numerico. Se il fuoriclasse della scherma aveva scritto pagine indelebili nel Novecento, Fontana lo fa nell’era moderna, in uno sport ad altissima competitività internazionale.
Raggiungere quel primato significa entrare in un’élite assoluta, ma anche diventare un punto di riferimento per le nuove generazioni. Perché le sue medaglie non sono solo successi personali: sono tappe della crescita dello short track italiano, disciplina che grazie a lei ha conquistato visibilità, rispetto e ambizione.
Nel ghiaccio di Milano Cortina, Arianna Fontana non ha vinto solo un argento. Ha scolpito il proprio nome nella storia dello sport italiano. Ha dimostrato che la continuità può essere più rivoluzionaria di un exploit, che la costanza può costruire un’eredità.
Tredici medaglie olimpiche. Un traguardo che racconta dedizione, resilienza e passione. E che consegna alla Valtellina e all’Italia intera una campionessa eterna.
Perché certe atlete non si limitano a vincere: cambiano il significato stesso della parola vittoria.
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