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Milano-Cortina 2026

Brignone da fantascienza: secondo oro olimpico in gigante

I Giochi sono sempre più donna: grande quarto posto per Lara Della Mea

Brignone da fantascienza: secondo oro olimpico in gigante

Semplicemente fantastica, monumentale, eterna. Federica Brignone si prende tutto. A dieci mesi da quell’infortunio che avrebbe spezzato sogni e carriere, la campionessa valdostana risponde con l’unica lingua che conosce davvero: quella della pista. Dopo l’oro in SuperG, arriva anche il metallo più prezioso in Gigante. Una gara perfetta, senza sbavature, interpretata con lucidità e coraggio, come solo le fuoriclasse sanno fare quando la posta in palio pesa più di qualsiasi pressione.

È la ventesima medaglia di una carriera che ormai ha superato i confini del talento per entrare nella leggenda. Brignone non vince soltanto: domina, convince, trascina. La prima manche è un manifesto tecnico, costruita su linee pulite e velocità costante. Nella seconda, quando la neve si segna e le avversarie provano a rientrare, lei alza ancora l’asticella. Attacca dove serve, difende quando è il momento, senza mai perdere fluidità. Sul traguardo, il cronometro certifica quello che gli occhi avevano già capito: oro.

Le rivali, una dopo l’altra, si inchinano. Non è solo rispetto sportivo, è il riconoscimento di una superiorità limpida. Perché Brignone non ha soltanto vinto due ori, ha imposto la sua grandezza in un contesto olimpico che amplifica ogni dettaglio. E lo ha fatto a casa, sulle piste di Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, trasformando l’appuntamento più atteso in una celebrazione personale e collettiva.

Le Olimpiadi di Milano-Cortina parlano sempre più al femminile. Due ori per Brignone, come quelli conquistati da Francesca Lollobrigida sul ghiaccio. È un’Italia che corre, che scivola, che vola al femminile. Un’Italia che trova nelle sue donne simboli di resilienza e potenza agonistica.

E se il trionfo ha il volto sorridente di Federica, c’è anche la carezza amara di un podio sfiorato. Lara Della Mea chiude quarta, a soli cinque centesimi dal bronzo. Un soffio, un nulla cronometrico che brucia ma non cancella una prova straordinaria. La sua è una gara di sostanza e personalità, la conferma di una squadra compatta, viva, competitiva fino all’ultimo centesimo.

“Mamma mia che Olimpiade”, verrebbe da dire. Perché quando lo sport regala storie così, non è soltanto una questione di medaglie. È epica. È ritorno. È la dimostrazione che si può cadere, farsi male, fermarsi. Ma poi tornare, più forti di prima, e riscrivere la storia.

E Federica Brignone, oggi, quella storia l’ha firmata ancora una volta in oro.

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